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Il risiko bancario italiano

L'ipotesi di fusione Bpm-Bper e il destino di Montepaschi

Marcello Messori 23/11/2020

Una filiale Bper Una filiale Bper Il settore bancario italiano è dominato da un grande gruppo, con prevalente proiezione domestica, e da un secondo gruppo, con forte presenza internazionale, che coprono più della metà dei prestiti erogati dalle 20 principali banche nazionali. Vi sono poi altri 4 gruppi, di dimensione media rispetto al contesto europeo, che coprono circa il 25% di quello stesso ammontare di prestiti. Ciascuno di questi gruppi medi, che - per ragioni diverse - opera in specifici segmenti territoriali di mercato, ha una dimensione dell'attivo compresa fra un sesto e un quinto di quella di uno dei due maggiori gruppi e pari a poco meno del doppio di quella di uno dei concorrenti immediatamente successivi. La forma del mercato bancario italiano associa, così, tratti tipici del duopolio e della concorrenza monopolistica. In tale situazione, ogni ipotetica aggregazione fra i 4 gruppi bancari medi ridurrebbe la frattura dimensionale rispetto ai due gruppi maggiori; e, se non coinvolgesse banche in stato critico (come Montepaschi) o in piena riorganizzazione (come la capogruppo del più importante insieme di banche cooperative), essa rafforzerebbe la concorrenza nel mercato nazionale.
 
Nella prospettiva di sistema, la fusione fra Banco Bpm e Bper Banca rappresenta l'aggregazione più auspicabile. E' indubbio che questa fusione dovrebbe superare vari ostacoli. Bper è stata appena ricapitalizzata per assorbire un consistente numero di sportelli "liberati" dall'incorporazione di Ubi in Intesa-San Paolo; essa soffre, quindi, delle vulnerabilità tipiche delle transizioni. Le sovrapposizioni geografiche fra Bpm e Bper imporrebbero dolorose potature della rete distributiva in aree "forti" dell'economia italiana. Data la struttura proprietaria di Bper, gli accordi di banca-assicurazione del nuovo gruppo andrebbero ridisegnati. L'effettiva fusione fra Bpm e Bper avrebbe, tuttavia, il vantaggio di raddoppiare la dimensione dell'attivo del terzo gruppo bancario italiano e di sfruttare ampiamente gli incentivi patrimoniali e contabili, introdotti dalla vigilanza e dalla regolamentazione europee a favore dei consolidamenti bancari. Il nuovo potenziale gruppo non dovrebbe, però, eccedere nelle ambizioni. Nonostante l'imminente ricapitalizzazione pubblica e le nuove agevolazioni fiscali ad hoc, Montepaschi rimarrebbe un boccone indigeribile e riporterebbe le lancette dell'orologio indietro di almeno 15 anni.
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