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Ridurre il divario tra garantiti e non garantiti

Riformare il sistema di ammortizzatori, sostegno al reddito e avviamento al lavoro

Riccardo Illy 19/11/2020

Un presidio dei sindacati dei lavoratori pubblici Un presidio dei sindacati dei lavoratori pubblici Uno dei (minoritari) effetti negativi della globalizzazione è stato, negli ultimi anni, un aumento dell'ineguaglianza nei paesi sviluppati. A fronte di una più significativa riduzione del divario con quelli in via di sviluppo. Il fenomeno è stato più evidente in paesi, come l'Italia, che presentano a causa di un modesto livello educativo una notevole fragilità sociale. Il tasso di disoccupazione e la stagnazione salariale ha riguardato infatti i livelli retributivi più bassi, coincidenti con quelli educativi. La pandemia ancora in corso sta acuendo il problema con una più marcata polarizzazione fra diplomati/laureati con posto fisso e livelli inferiori di educazione spesso precari. Il primo gruppo, che anche durante il lock-down non ha perso il reddito, è responsabile di quel quasi raddoppio dei risparmi segnalato dalla Banca d'Italia mentre il secondo, spesso rimasto senza reddito, viene sospinto verso le fasce di povertà.
 
A fronte delle sempre più numerose situazioni disperate grida vendetta lo sciopero indetto dai dipendenti pubblici che rivendicano un (anche legittimo) aumento delle retribuzioni. La risposta di un Governo responsabile e "polietico" dovrebbe nel lungo termine essere rivolta all'educazione, con l'obiettivo di colmare l'enorme gap (circa la metà di laureati) che ci divide dai partner europei. Nel breve termine dovrebbe consistere nel rivedere, con approccio "zero base" l'intero sistema della protezione sociale. Che si è stratificato nei decenni sovrapponendo al Tfr (trattamento di fine rapporto) svariati tipi di cassa integrazione, indennità di disoccupazione, Naspi, bonus per arrivare - tralasciando le misure per contrastare la pandemia - al reddito di cittadinanza di recente istituzione.
 
Un apparato complesso ed estremamente costoso, anche per la gestione, e quasi impossibile da controllare. Tant'è che sempre più casi di fruizione abusiva di uno o più sussidi vengono a galla. La riforma dovrebbe puntare a utilizzare tutte le risorse oggi frammentate in svariati strumenti concentrandone l'utilizzo su due modalità di sostegno. Un sussidio a tempo indeterminato per coloro che nemmeno in prospettiva avranno la capacità di produrre reddito e uno temporaneo per coloro che solo momentaneamente lo hanno perso. Al secondo strumento va affiancato un (serio, non quello attuale) programma di formazione, riqualificazione e reinserimento lavorativo, accompagnato da un semplificato sistema incentivante per le imprese. Capisaldi del nuovo sistema di protezione sociale devono essere la semplicità e la informatizzazione diffusa.
 
Solo con un sistema semplice e grazie alla condivisione di tutte le informazioni (digitalizzate) che riguardano reddito, contributi, imposte, proprietà registrate e sussidi sarà possibile realizzare controlli automatici che dissuadano i furbetti che purtroppo albergano nel nostro paese dal truffare lo Stato. Proprio la pandemia ha accelerato il processo di informatizzazione della Pubblica Amministrazione creando le condizioni per un sistema di controlli incrociati automatici (anche dell'evasione fiscale), la cui impossibilità di realizzazione ha costituito in passato il principale freno all'attuazione di un sistema di sostegno universale ai redditi. Anche il dialogo avviato fra governo, imprenditori e sindacati (ulteriore effetto della pandemia) rappresenta una condizione rara e indispensabile per una radicale e coraggiosa riforma, che richiede una profonda condivisione delle tre parti.
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