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Cancellazione dei debiti e futuro della Bce

Appare impraticabile la proposta del presidente dell'Europarlamento Sassoli

Marcello Messori 19/11/2020

Christine Lagarde e David Sassoli Christine Lagarde e David Sassoli L'intervista di David Sassoli mostra che il Presidente del Parlamento europeo ha colto un punto rilevante anche se ha aperto una pista impraticabile e densa di implicazioni negative. Il futuro dell'eurosistema, ossia della Bce e delle banche centrali nazionali dell'euro-area, non può essere vincolato alla detenzione di uno stock di titoli governativi degli stati-membri che, presto, raggiungerà il 30% di quelli in circolazione. Un possesso di tale entità rischia di rendere destabilizzante ogni restrizione della politica monetaria che si fonda, tradizionalmente, sull'offerta di titoli in cambio di liquidità da parte della banca centrale. Gli investitori di mercato tenderebbero, infatti, a interpretare questa offerta come l'avvio di una dismissione su più ampia scala. D'altro canto, se l'eurosistema rinunciasse a utilizzare un tale strumento di politica monetaria e si limitasse a usare il canale bancario, si sancirebbe il predominio delle politiche fiscali e sarebbe lesa l'indipendenza della banca centrale.
 
L'attuale configurazione dell'eurosistema, dettato dalla mancanza di una federazione europea, impone quindi una riduzione dello stock di titoli governativi nel bilancio delle banche centrali dell'euro-area una volta riavviata una crescita post-pandemica. Il vicepresidente della Bce, Luis de Guindos, ha già chiarito l'impraticabilità di una soluzione all'apparenza semplice: la cancellazione di una parte di questi titoli. Oltre a comportare una monetizzazione dei debiti pubblici nazionali vietata dai Trattati europei, una tale procedura determinerebbe ingenti perdite per le banche centrali che finirebbero per ribaltarsi sui loro proprietari e, quindi, sugli stessi paesi europei. Un esito analogo sarebbe prodotto da allungamenti nelle scadenze dei titoli governativi detenuti dall'eurosistema, perché indurrebbero ristrutturazioni (per quanto mascherate) dei debiti pubblici. Nel dopo pandemia, appare quindi difficilmente evitabile un graduale rientro dagli eccessi nazionali di debito pubblico. Questo processo si potrà, peraltro, avvalere di una circostanza favorevole: per un consistente lasso di tempo, non sarà esposto alle pressioni di mercato.
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