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Un nuovo “whatever it takes” per sopravvivere al Covid-19

Utilizzare i grants del Recovery Fund europeo per fronteggiare l'emergenza

Andrea Boitani 30/10/2020

Un nuovo “whatever it takes” per sopravvivere al Covid-19 Un nuovo “whatever it takes” per sopravvivere al Covid-19 I governi di più o meno tutto il mondo (e certamente quelli europei) non hanno approfittato della riduzione dei contagi (e dei morti) permessa dai lockdown primaverili per predisporre piani capaci di affrontare la seconda ondata. Le spese che tali piani avrebbero richiesto sono state lesinate o semplicemente ritardate. Si è fatto finta di pensare che eravamo ormai fuori dall’emergenza. Si è proclamato che bisognasse solo parlare di ripartenza, ripresa, rilancio. E non solo in Italia. Ci allegrammo e tosto tornò in pianto. L’impatto economico delle ormai inevitabili chiusure e restrizioni sarà duro e diffuso, in tutta Europa. Come affrontarlo?  Certamente ristoro economico rapido e abbondante delle categorie colpite. Bisogna permettere a tutti di tenersi a galla, senza andare troppo per il sottile con la prova dei mezzi o dei diritti.
 
Rimangono due problemi: 1) tutte queste spese faranno aumentare i debiti pubblici nazionali in misura non prevedibile, come non è prevedibile la durata dell’emergenza; 2) gli Stati europei più indebitati saranno indotti a fare meno e meno tempestivamente di quanto dovrebbero per evitare che i debiti divengano davvero insostenibili: i loro cittadini potrebbero soffrire di più. Non si deve, perciò, lasciare l’emergenza in mano ai singoli Stati, come si è maldestramente fatto in primavera. E allora, perché la Commissione Europea e il Consiglio non pensano a destinare la quota di grants (312.5 miliardi) delle risorse Next Generation Europe a finanziare le spese per la prolungata emergenza, riservando i soli prestiti (360 miliardi) agli investimenti per accelerare la ripresa, possibilmente incrementandoli? Sarà un po’ più Present (e meno Next) Generation Europe, ma non c’è futuro per le prossime generazioni se quelle presenti affondano. Ci vuole un nuovo “whatever it takes” europeo chiaro, credibile, rapido e solidale.
 
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