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Un modello gestionale per i fondi europei

... per evitare il rischio di fallimento

Giuseppe Roma 22/10/2020

Ursula von der Leyen Ursula von der Leyen Sono passati tre mesi da quando, fra 20 e 21 luglio, il Consiglio Europeo definì ammontare e quote nazionali del Recovery Fund. Fu la notte degli agognati finanziamenti per la scossa alla nostra economia, i famosi 209 miliardi, di cui 81 a fondo perduto. Un risultato migliore delle aspettative, anche se non mancano le preoccupazioni sull'effettiva capacità di poter utilizzare queste risorse per intero. L'esperienza dei programmi supportati dai fondi europei non è certo esaltante. Nell'ambito delle politiche di coesione, riferite al periodo 2014-2020 con un budget complessivo di 145 miliardi, risulta concluso il 6% dei progetti e liquidato il 2%.
 
Riguardo ai fondi di Next Generation EU appaiono contrastanti gli ambiti su cui si intende investire, ma soprattutto nebuloso il modello operativo. La frammentazione per progetti segue una logica programmatoria "a canne d'organo", basata su competenze ministeriali, gradita al soddisfacimento di singoli interessi settoriali o territoriali, ma inadatta a dare una vera scossa all'economia. Non è chiaro, poi, quale sarà il soggetto che, una volta selezionate le cose da fare, sperabilmente con progetti già definiti, ne seguirà l'iter per ottenere le autorizzazioni, realizzare le gare, sovrintendere all'attuazione, portare i programmi alla conclusione, certificare e rendicontare le spese. Tutto entro il 2026.
 
Si è fatto cenno al Comitato Interministeriale per gli Affari Europei (composto da ministri) o al Comitato Tecnico di Valutazione (dirigenti ministeriali), a task force strategiche, o a commissari. I tempi sono stretti e senza una struttura motivata e coesa, impegnata a tempo pieno per risolvere i numerosi problemi che nasceranno, non si può escludere il rischio del fallimento. Potrebbe essere una costola autonoma di un organismo esistente (Agenzia Coesione, Cdp, Invitalia) o ancor meglio un ufficio speciale ex novo. In ogni caso, una struttura con una leadership forte e molti giovani tecnici, pagati anche con un significativo premio di risultato, in modo che non diventi un rifugio di raccomandati. Se non selezioniamo i progetti in base ai prevedibili effetti sul valore aggiunto e sull'occupazione, e se non definiamo urgentemente il modello gestionale, molto difficilmente riusciremo a recuperare il Pil perso in questo anno tremendo di Covid-19.
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