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Manovra e retroazione fiscale

Ancora incerto il contenuto espansivo della legge di bilancio

Sergio De Nardis 19/10/2020

Manovra e retroazione fiscale Manovra e retroazione fiscale Mentre si definiscono i dettagli della manovra, resta ancora un oggetto misterioso - da svelare con la prossima presentazione della legge di bilancio - l'entità del suo effettivo contenuto espansivo, in particolare con riferimento al biennio 2022-23. Il motivo è chiaramente evidenziato nell’audizione dell’Upb sulla Nadef. In questa sessione di bilancio, contrariamente a quanto solitamente avviene, il governo tiene conto nella determinazione della manovra netta (cioè al netto delle coperture finanziarie) della cosiddetta retroazione fiscale. In altri termini, i deficit programmati per il prossimo biennio iscritti nella Nadef (-4,7% del Pil nel 2022 e -3 nel 2027, dopo il -7 del 2021) riflettono una quantificazione degli interventi di politica fiscale al netto non solo della copertura finanziaria effettivamente decisa dal governo (con variazioni di entrate e spese rispetto alla legislazione vigente), ma anche di quella derivante dal fatto che l’andamento dell’economia migliora rispetto al quadro tendenziale.
 
Poiché questo miglioramento è principalmente indotto nel 2022 e 2023 dalle spese sostenute con le sovvenzioni Ue che non creano indebitamento, si ha l’effetto ultra-virtuoso di uscite pubbliche che non solo non ampliano il deficit, ma lo riducono in modo sostanziale. Beninteso, l’effetto di retroazione fiscale esiste nella realtà (la crescita economica migliora il bilancio pubblico), ma il punto è che la sua stima ex-ante è molto incerta, dipendendo sia dalla effettiva implementazione degli interventi programmati sia dalle ipotesi e caratteristiche dei modelli di previsione utilizzati. Esso è anche in linea di principio transitorio, terminando quando si esaurisce l’impatto espansivo sull’economia e non andrebbe, quindi, considerato come fonte di finanziamento di misure che hanno effetti finanziari permanenti. A meno di non supporre che il forte aumento del Pil sia permanente, grazie agli effetti della manovra e delle risorse Ue sul potenziale produttivo. Questo è un auspicio che tutti condividiamo, ma forse da non inserire, data la notevole entità della posta, nella programmazione finanziaria come una fonte certa di copertura.
 
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