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I rischi della crescita di liquidità

Un aumento dei tassi indebolirebbe il valore delle azioni sempre più divergente dall'andamento dell'economia reale

Riccardo Illy 08/10/2020

I rischi della crescita di liquidità I rischi della crescita di liquidità Nel fronteggiare le ultime recessioni, a partire da quella seguita all’attentato alle torri gemelle del 2001, le Banche Centrali sono state le vere protagoniste, molto più del Governi. Con una nuova politica di allentamento monetario basata su tassi bassi e grande immissione di liquidità, attuata soprattutto con l’acquisto di titoli di Stato. La recente decisione della FED di non reagire più ad aumenti dell’inflazione di breve termine ma di considerare solo la media di un periodo più lungo è l’ultimo atto di un processo, passato dall’allentamento allo sbracamento monetario. Tanto l’inflazione, nella migliore delle ipotesi, reagisce all’enorme massa di moneta iniettata nel sistema con aumenti di qualche decimo di punto percentuale. I fattori inflativi non monetari di mercato sono in effetti molto più vigorosi di quelli monetari. La domanda che ci dobbiamo allora porre è: dove va a finire tutta la liquidità, considerato che anche i PIL di USA e UE crescono molto meno che proporzionalmente della massa monetaria?
 
Dopo aver finanziato i crescenti deficit dei bilanci pubblici, una parte si dirige, favorita dalla sostanziale globalizzazione dei mercati monetari, verso lidi dove può ottenere rendimenti più elevati grazie alla superiore dinamica economica. Una parte rimane, come ci informa anche recentemente la Banca d’Italia, nei conti correnti e nei titoli pubblici sotto forma di risparmio poco o per nulla remunerato. Una parte consistente, infine, trova maggiori soddisfazioni nei mercati azionari; i cui indici sono ormai stabilmente, in entrambi i continenti, divergenti da quelli dell’economia reale. Anche in questo caso, come per l’inflazione, la fanno da padrona le regole del mercato; se a causa della gran quantità di liquidità da investire la domanda di azioni sale, senza essere bilanciata da un aumento dell’offerta, i prezzi delle azioni crescono. La seconda domanda allora è: fino a quando potrà continuare? Fino a quando verrà immessa una crescente liquidità nel sistema e fino a quando i tassi resteranno a zero. L’aumento dei tassi renderebbe nuovamente appetibili gli impieghi a reddito fisso e il drenaggio di liquidità diminuirebbe l’appetito per le azioni; i due effetti combinati farebbero verosimilmente scoppiare la bolla, facendo crollare il valore dei titoli azionari. Con un effetto negativo anche sull’economia; mentre oggi quello positivo, delle azioni che crescono a multipli del PIL, si apprezza poco.
 
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