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La sfida dell'idrogeno

Come fonte di energia pulita per sostituire le fonti fossili

Pia Saraceno 07/10/2020

La sfida dell'idrogeno La sfida dell'idrogeno Grande attenzione viene dedicata nei piani per la ripresa post Covid alle tecnologie che utilizzano l’idrogeno verde come vettore energetico.  Le caratteristiche di versatilità e potenziale utilizzazione in numerosi settori, ne fanno uno strumento cruciale per la decarbonizzazione nei settori dove la sostituzione con energia elettrica (da fonti rinnovabili) al carbone al petrolio o al gas, non rappresenta una via facilmente percorribile. Perchè l'idrogeno possa essere l'alternativa occorre innanzitutto  passare dalla sua produzione per elettrolisi con elettricità da fonti fossili, come  attualmente prevalentemente accade, alla sua produzione con fonti rinnovabili. Decarbonizzare l'offerta però non basta: devono innovarsi anche radicalmente le tecnologie dei settori di potenziale domanda: acciaio, cemento,  chimica (che da soli emettono oltre il 70% della CO2 dell’industria), motori dei mezzi di trasporto, sostituzione del gas per uso di riscaldamento.
 
Vi sono stati già  periodi di interesse per l’idrogeno. Nessuno ha dato però poi luogo ad un ciclo d’investimenti adeguato. Tre i periodi  d’interesse : dopo la prima crisi petrolifera del 1972-73, poi esauritasi per le scoperte di nuovi giacimenti petroliferi e di gas; le due successive sono riconducibili alle preoccupazioni del cambiamento climatico (1990 e inizio 2000), esauritesi per la poca determinazione delle politiche climatiche di fronte alle richieste dei settori utilizzatori di fonti fossili di essere esentati dal pagamento del danno ambientale, dal ciclico ritorno dei prezzi delle fonti fossili su livelli fortemente competitivi e dal classico problema dell'uovo e la gallina per l'assenza di una visione sistemica.  In assenza di una infrastruttura in grado di portare il nuovo vettore la ricerca tecnologica nei settori di potenziale domanda si è bloccata e l’ idrogeno si e’ continuato a produrre da fonti fossili.
 
Siamo ora al quarto revival,  che parte con premesse più promettenti: l'impiego di elettricità da rinnovabili per la produzione di idrogeno può azzerare le emissioni di CO2 dal lato dell'offerta (pur restando una produzione poco efficiente) il Green deal Europeo impone un orizzonte temporale alle decisioni meno condizionato dalle vicende dei mercati petroliferi, promette risorse e impegna gli Stati.  A inizio luglio  la  Commissione Europea ha presentato al Parlamento la sua “Strategia dell’idrogeno per un’Europa climaticamente neutrale”  individuando tre fasi con investimenti per aumentare  l'offerta di idrogeno rinnovabile. L'efficienza può essere potenziata sfruttando la maturità tecnologica di fonti quali l’eolico ed il fotovoltaico, fornendo servizi di storage sia di tipo stagionale e impiegando gli elettrolizzatori per assorbire l’energia rinnovabile in eccesso nelle fasi di sovrapproduzione, anche fornendo possibili contributi nel mercato dei servizi di dispacciamento del settore elettrico.
 
La relativa facilità di trasporto, e la possibilità di sfruttare in una prima fase le infrastrutture esistenti per il trasporto di gas naturale in forma miscelata, potrebbero dare nuove forme di ricavi all’offerta. La sua affermazione ci sarà però solo se le politiche climatiche manterranno la direzione di marcia promessa, sostenendo  la trasformazione tecnologica nei settori di potenziale domanda.  La scarsa maturità delle soluzioni tecnologiche green nei settori di potenziale domanda richiede il sostegno pubblico nelle fasi di ricerca e sperimentazione, per creare la domanda di prodotti low carbon e creare il mercato per prodotti low carbon colmando gli extra costi iniziali . Una visione sistemica  è indispensabile per una strategia nazionale sull'idrogeno con orizzonte temporale di lunghissimo periodo dove vengano indicate le priorità di sviluppo tecnologico, normativo, infrastrutturale lungo tutta la filiera.  L’Italia è in ritardo nelle fasi  di ricerca e sperimentazione,  c’è incertezza normativa e confusione sulle scelte industriali; il vantaggio della  posizione geografica per la produzione rinnovabile e la disponibilità della rete di gasdotti è troppo poco per fare una strategia.
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