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Una Nadef cauta e ambiziosa

Lo slalom tra fondi del Recovery Plan e necessitÓ di contenere il debito

Sergio De Nardis 07/10/2020

Una Nadef cauta e ambiziosa Una Nadef cauta e ambiziosa E’ una Nadef cauta e ambiziosa. Vediamo la cautela. Dei 205 miliardi di fondi europei disponibili nel periodo 2021-26 per rilanciare la crescita italiana, nella Nadef, concernente il triennio 2021-23, se ne ritrovano 62 che vanno a finanziare investimenti aggiuntivi attingendo ai grant del dispositivo per la ripresa e resilienza e altri programmi comunitari. Si dice che la politica di bilancio fa anche un parziale ricorso ai prestiti europei in deficit. Ciò è invero poco visibile nell’andamento dell'indebitamento netto programmatico, talché è presumibile che il grosso di tali prestiti (44 miliardi nel 2021-23) vada a finanziare spese (anche correnti) già legiferate o, se nuove, compensate con misure di copertura.La parte rimanente dei fondi europei disponibili (100 miliardi) verrebbe utilizzata nel seguente triennio (2024-26) in quello che si configurerebbe come il percorso a tappe nella richiesta dei finanziamenti Ue già descritto su Inpiù. Poiché, però, i fondi restanti sono in massima parte prestiti (84 miliardi), l'obiettivo di conseguire un calo continuo del rapporto debito/Pil ne limiterebbe sostanzialmente l'utilizzo in funzione di stimolo netto dell’economia. L’ambizione è nei risultati macroeconomici.
 
Nel 2021 lo stimolo di bilancio, consentito dal perdurare della clausola di salvaguardia del Patto di stabilità, e una tranche dei trasferimenti europei contribuiscono alla maggiore crescita (6% contro 5,1 del tendenziale). Nel 2022 e ancor più nel 2023 il sostegno alla crescita (3,4 e 2,8%) viene soprattutto dai grant europei.La politica di bilancio, venendo meno la clausola, torna invece a indirizzarsi al contenimento del deficit, fino al 3% del Pil nel 2023. Calo del fabbisogno e più forte dinamica del Pil nominale (anche per maggiore inflazione) favoriscono la discesa del rapporto debito/Pil al 151,5% nel 2023 (158 nel 2020), in misura più accentuata di quel che avverrebbe con la legislazione vigente. In una simulazione di lungo periodo, la Nadef poi illustra come sia possibile proseguire nel calo del debito/Pil (ritorno a livelli pre-covid nel 2031), con un consolidamento tale da non comprimere un buon tasso di crescita dell’economia (1,6%).
 
E’ credibile? L’Upb ne valuterà l’attendibilità. Qui si attira l'attenzione su uno snodo macroeconomico del quadro Nadef. Nel 2023, il Pil reale italiano si riporterebbe in prossimità del valore del 2008 e al contempo supererebbe, nelle stime del governo, il limite del proprio potenziale che si troverebbe allo stesso livello di 15 anni prima. Se così fosse, i fondi europei per la ripresa sarebbero sovradimensionati rispetto alle possibilità del nostro paese. Ulteriori stimoli dal 2023 si tradurrebbero in inflazione e sarebbe giustificato rallentare le iniezioni fiscali, neutralizzando, come traspare dalla Nadef, gran parte dell'effetto espansivo dei prestiti. Ma è credibile che il potenziale produttivo sia nel 2023 uguale a quello del 2008? Il dubbio è che la valutazione del potenziale sia sottostimata, risentendo in modo inappropriato dei cicli recessivi degli ultimi anni, e che nel 2023 la nostra economia abbia ancora bisogno, per il sostegno della crescita, dello stimolo dei fondi europei, il cui utilizzo per il finanziamento in deficit di spesa aggiuntiva verrebbe però in ampia misura precluso per evitare salti nel livello del debito ed eccessivi allontanamenti dalle regole fiscali europee.
 
 
 
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