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Il Sussidistan di Bonomi e la punzecchiatura di Conte

Governo e Confindustria tra collaborazione e ripicche

Paolo Mazzanti 01/10/2020

Carlo Bonomi e Giuseppe Conte Carlo Bonomi e Giuseppe Conte Era prevedibile che la metafora del Sussidistan (l'Italia come Terra dei sussidi) del presidente di Confindustria Bonomi spopolasse tra i politici di centrodestra, che ne hanno già fatto un mantra per attaccare il governo. Meno citata la punzecchiatura del premier Conte che intervenendo all'assemblea di martedì scorso ha fatto garbatamente presente che dei 100 miliardi stanziati sinora dal governo per fronteggiare l'emergenza, la fetta più grande, pari a oltre 39 miliardi, è andata alle imprese tra fondi perduti, garanzie sui prestiti, abolizione dell'Irap di giugno e aiuti ai settori più colpiti come ristorazione e turismo. Quindi sono le imprese i cittadini onorari di Sussidistan? O i sussidi sono solo quelli per i cassintegrati e i poveri, mentre i soldi pubblici elargiti alle imprese sono sacrosanti investimenti? Non scherziamo.
 
Lo stesso Bonomi ha riconosciuto che il reddito di cittadinanza va salvaguardato nel suo ruolo di soccorso alla povertà, mentre vanno migliorate le politiche attive del lavoro, senza confidare in scorciatoie esotiche come i navigator, come del resto sa bene anche il governo. Così come Bonomi sa benissimo che è impossibile liberare le imprese dal loro ruolo gravoso di sostituti d'imposta, perché lasciare "liberi" i 15 milioni di dipendenti di pagarsi da soli le tasse farebbe impennare l'evasione fiscale, almeno nel breve. Quindi quella fiscale era solo una provocazione buona per strappare un applauso alla platea amica. E' giusto invece chiedere al governo, come ha cominciato a fare il ministro Patuanelli nel suo intervento, di impegnarsi di più per dissipare la nebbia di cultura antindustriale che avvolge la vita pubblica, anche col contributo dei grillini. Quindi, adesso che l'assemblea è finalmente passata, meno slogan, punzecchiature e provocazioni e più leale collaborazione. Se non altro per evitare di "andare tutti a casa".
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