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I lupi della finanza perdono il pelo...

I casi di JP Morgan e Ernst&Young-Wirecard che ricorda Parmalat

Stefano Micossi 01/10/2020

La sede centrale di Jp Morgan La sede centrale di Jp Morgan A oltre dieci anni dalla crisi del 2008-09, il mondo della finanza globale continua a segnalarsi per una irresistibile tendenza a barare. JP Morgan si è riconosciuta colpevole di pratiche illecite di manipolazione dei mercati dei metalli preziosi e dei titoli di stato americani e ha convenuto di pagare 920 milioni di dollari di multa, la più alta mai erogata da CTFC (il regolatore del mercato dei futures sulle materie prime). La multa colpisce l'attività di "spoofing", dichiarata illegale dalla legge Dodd-Frank del 2010, ma praticata per molti anni, fino al 2016, da una decina di suoi "traders". In pratica emettevano ordini subito dopo cancellati per manipolare la formazione del prezzo. Dal punto di vista della banca, si tratta di un fallimento del sistema di compliance, dalla quale traeva profitti elevati. Infatti, la multa include ben 172 milioni di "disgorgement" (letteralmente, risputare il maltolto), cioè di restituzione di profitti illecitamente conseguiti.
 
Intanto, emerge che Ernst&Young, una delle quattro grandi società di auditing, aveva firmato i bilanci di Wirecard, la stella caduta del listino di borsa tedesco, senza investigare adeguatamente sulle informazioni fornite anonimamente da un dipendente, che segnalavano operazioni truffaldine del management in India. La crisi della società in borsa era precipitata quando era emerso che certe sue enormi disponibilità liquide iscritte a bilancio erano inesistenti. Ricorderete che questa era stata la tecnica utilizzata da Parmalat nel decennio scorso per nascondere i buchi crescenti di bilancio. Si conferma che il lupo perde il pelo, ma non il vizio. C'è poco da stare allegri.
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