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La Nadef e gli interrogativi sul Recovery Plan

La velocitÓ di uscita dalla crisi Covid dipenderÓ da quali e quanti fondi europei il governo deciderÓ di attivare

Sergio De Nardis 01/10/2020

Roberto Gualtieri Roberto Gualtieri In attesa dell'approvazione della Nadef, rinviata dalla data canonica del 27 settembre al prossimo fine settimana, il ministro Gualtieri ha diffuso qualche elemento dello scenario governativo. La caduta del Pil quest'anno risulta "limitata" al 9% (mentre molte previsioni continuano a dare un calo superiore al 10), grazie al forte rimbalzo che sembra si sia materializzato nel III trimestre. Nel 2021 la crescita si attesterebbe al 6%, sostenuta anche da uno stimolo fiscale in disavanzo nell'ordine di 20 miliardi (circa 1,3 punti di Pil). Infatti il deficit/Pil, pari al 10,8% quest'anno, si porterebbe a legislazione vigente al 5,7%, ma l'intervento espansivo che il governo intende adottare lo amplia al 7%. Il rapporto debito/Pil, al 158% nel 2020, scenderebbe nei successivi tre anni considerati dal documento governativo grazie alla ripresa.
 
Questi sono però dettagli rispetto agli interrogativi circa la strategia che il governo intende perseguire e che, ora più che mai, deve avere un orizzonte di medio-lungo periodo. In particolare, è cruciale capire come e quando i fondi europei entrano nel quadro italiano e se il governo decide di incentrare l'intervento di stimolo sui grant (80 miliardi) comprimendo il ricorso alla componente prestiti o se sceglie di accedere anche a quest'ultimo più ampio bacino di finanziamenti (127 miliardi), cosa che sarebbe naturalmente facilitata se vi fosse un'indicazione della Commissione sulla contabilizzazione (o velocità di rientro) del salto nel debito che ne consegue. A proposito delle preoccupazioni sul debito, occorre tenere conto che dall'utilizzo quanto più pieno ed efficace dell'insieme dei fondi (grant e prestiti) messi a disposizione dall'Ue dipende non solo l'entità dell'accelerazione della crescita italiana, ma la stessa possibilità di piegare durevolmente e significativamente all'ingiù la dinamica del rapporto debito/Pil.
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