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La gatta presciolosa fece i gattini ciechi

La bozza di Recovery Plan presentato dalla Francia

Andrea Boitani 30/09/2020

La gatta presciolosa fece i gattini ciechi La gatta presciolosa fece i gattini ciechi Il governo francese ha presentato una bozza di piano di rilancio da 100 miliardi di euro il 3 settembre scorso. Per la verità non è chiaro che si tratti proprio del “Piano di rilancio e resilienza” previsto per l’accesso ai fondi NGEU. Il piano ha tre gambe: il clima, la competitività dell’economia francese e la coesione sociale. Ma - osserva Charles Wyplosz - manca una diagnosi dei mali che si vogliono curare, da cui derivare cosa serva per il rilancio. Non è chiaro se gli estensori del piano abbiano presente che, per un rilancio rapido ed efficace, il piano dovrebbe prevedere spese immediate, temporanee e ad alto moltiplicatore, magari (come suggerisce Olivier Blanchard) in parte condizionate ad eventuali altri tracolli della domanda in caso di nuovi lock-down. E che la resilienza richiede spese capaci di aiutare (al momento dell’avvio) le necessarie riforme delle istituzioni economiche francesi, migliori e più solide di quelle italiane forse, ma anche parecchio incrostate e sempre afflitte da alta conflittualità sociale.
 
Gli investimenti ambientali sono certamente un’ottima cosa, ma non sembra rispondano al criterio della rapidità. E se sono rapidi, bisogna accettare una larga percentuale di errori e, quindi di “sprechi”. Il rimpatrio delle produzioni medicali è forse popolare, ma sostituire un lavoratore indiano con uno francese ha un costo, per di più permanente, piuttosto elevato. Non sarebbe meglio investire in impianti medicali ad alta tecnologia? Ridurre le imposte sulla produzione delle imprese può accrescere la competitività, ma forse esistono strumenti migliori e più mirati, come il sussidio ai salari o ai costi fissi delle imprese affette dal Covid (scelti, rispettivamente, nel Regno Unito e in Germania). Le spese per la coesione sociale, se mal gestite, possono tradursi nella creazione di nuovi “diritti” e, quindi, essere tutt’altro che temporanee e anzi generare deficit futuri permanenti.
 
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