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Come rendere l'acciaio “innovativo”

Per salvaguardare la nostra posizione competitiva nella siderurgia

Pia Saraceno 29/09/2020

Come rendere l'acciaio “innovativo” Come rendere l'acciaio “innovativo” Nel 2018 l’Italia era il secondo produttore europeo di acciaio ed il decimo nel mondo. La siderurgia rappresentava il 4% del fatturato italiano, ma concorreva indirettamente al 35% del totale mediante le attività dei settori utilizzatori. La produzione di ciclo integrato (ex Ilva) rappresenta il 18% della produzione nazionale. Il processo integrale è responsabile del 67% delle emissioni del settore siderurgico e del 14% delle emissioni totali. Pur essendo il secondo produttore in Europa, nella mappa dei processi innovativi volti a ridurre le emissioni del gas serra nel settore (se ne contano almeno nove distribuiti tra Francia, Germania e paesi dell’est Europa) l’Italia è totalmente assente. A partire da questi numeri appare evidente che se è fondamentale puntare a non perdere un’attività economica ancora importante per l’Italia, non si può non puntare contemporaneamente a sviluppare l’innovazione necessaria per raggiungere gli obiettivi ambientali, soprattutto considerando le problematiche che la vicenda dell’ex Ilva ha sollevato in questi anni.
 
In Germania il progetto Salcos-Salzgitter della ThyssenKrupp in bassa Sassonia dopo una fase sperimentale pilota, che si conclude quest’anno, è prevista l’implementazione completa nell’acciaieria a ciclo integrato  dal 2021 con conclusione nel 2050 abbattendo le emissioni fino al oltre l’80% contando sulla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. In Belgio il Progetto Steelanol-Ghentdi sta completando il progetto con cattura del carbonio. Per l’ex Ilva, che potrebbe contare su un alto potenziale di produzione di energia elettrica rinnovabile con impianti eolici e fotovoltaici nel sud Italia, non è irrealistico puntare sulla creazione di una filiera dell’idrogeno. Una cosa tuttavia certa è che il rilancio della filiera dell’acciaio in Italia non può che passare da un imponente processo innovativo ed alla richiesta di condizionalità per lo sviluppo delle tecnologie più innovative ai partner privati. Il sostegno pubblico, grazie alle risorse europee può esserci, sarebbero necessarie meno dichiarazioni ad effetto e più visione ed identificazione dei passi necessari per raggiungere la trasformazione dei processi produttivi in una visione integrata e sistemica. Il contributo del Politecnico di Milano al rapporto “Ossigeno per la Crescita” commissionato dall’European Climate Foundation a REF-E indica delle strade possibili. 
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