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Rafforzare l'Italia nelle catene europee del valore

A questo dovrebbero essere destinati fondi del Next Generation Ue

Marcello Messori 24/09/2020

Rafforzare l'Italia nelle catene europee del valore Rafforzare l'Italia nelle catene europee del valore La Germania è stato il primo paese ‘forte’ a comprendere che la crescita economica post-pandemica dell’euro-area non potrà più fondarsi sul sofisticato assemblaggio e commercializzazione di beni e servizi, prodotti mediante lunghe catene internazionali del valore, e sulle connesse esportazioni nette. Di conseguenza, il governo e le imprese tedesche hanno puntato sul rafforzamento del mercato unico e sulla semplificazione delle catene del valore all’interno dell’Ue. A questo fine, essi hanno incentrato gli interventi di emergenza e quelli di transizione sul sostegno degli investimenti e dei consumi interni; inoltre, come mostra il ruolo propulsivo svolto dalla cancelliera Merkel nelle iniziative assunte dall’Eurogruppo durante la primavera scorsa e nella recente approvazione di Next Generation – EU da parte del Consiglio europeo, hanno cercato di innescare processi di convergenza fra i maggiori paesi dell’euro-area. La nuova strategia tedesca ha, come principale beneficiario di breve termine, l’Italia. Infatti, dato il rilevante peso quantitativo del nostro paese nella UE e data la crucialità delle nostre piccole e medie imprese manifatturiere del centro-nord-est nelle catene europee del valore, nei prossimi anni il mercato unico potrà diventare l’elemento di traino della crescita europea solo se l’Italia uscirà dalla sua posizione marginale e tornerà ad assumere un ruolo positivo in un’Unione più integrata.
 
Tale opportunità, sostanziata dagli ingenti trasferimenti e prestiti offerti dai molteplici programmi europei fra oggi e il 2026, rischia però di essere mal utilizzata. Le recenti iniziative del governo Conte in tema di intervento pubblico e di politica industriale, indicano una consapevolezza dei maggiori spazi europei offerti al nostro Paese. L’orientamento sembra, però, essere quello di sfruttare questi spazi per la costruzione di barriere nazionali e per il ripristino di monopoli di mercato. La scommessa vincente sarebbe, invece, quella di ‘aprire’ la nostra economia e la nostra società utilizzando soprattutto i fondi del “Recovery and Resilience Facility” (RRF) per sostenere l’innovazione e realizzare politiche di educazione e di ri-qualificazione della popolazione giovane o in età lavorativa. La partita è, comunque, in gran parte da giocare; ed è così importante che ogni istituzione e organizzazione nazionale deve essere e sentirsi coinvolta.
 
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