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Stimoli alla crescita e vincolo del debito

La strategia di utilizzo dei fondi europei

Sergio De Nardis 22/09/2020

Stimoli alla crescita e vincolo del debito Stimoli alla crescita e vincolo del debito Il governo mira a raddoppiare il tasso medio di crescita del Pil reale da uno 0,8% all’anno (ritmo registrato, non negli ultimi 10 anni come erroneamente detto, ma nei 6 di smilza ripresa tra il 2014 e il 2019) all’1,6%, ricorrendo essenzialmente ai trasferimenti del cosiddetto Recovery fund che non aumentano il debito e sono cifrati da Gualtieri in circa 81 miliardi (sommando i grant della Recovery e Resilience Facility a quelli dei programmi del Next Generation Eu). A seguito di tale raddoppio, nel 2026, anno entro cui si dovranno completare gli esborsi delle somme impegnate, il livello del Pil risulterebbe di circa 5 punti più elevato di quel che sarebbe se continuasse a salire dello 0,8%. In questa ipotesi, data l’entità dello stimolo, ogni euro speso darebbe luogo, nell'arco del periodo, a un euro di Pil in più e, a parità di altre condizioni, l'effetto crescita farebbe scendere il rapporto debito/Pil verso il 150% nel 2026. Tuttavia in tale anno, nonostante l’ipotizzata accelerazione del tasso di sviluppo, il Pil pro-capite in volume si troverebbe ancora sotto il livello di vent'anni prima. Da questo punto di vista, quindi, uno stimolo più forte sembrerebbe raccomandabile.    
 
Nel predetto schema, invece, l'esigenza di non contrastare il calo continuo del rapporto debito/Pil porta a limitare gli ulteriori investimenti addizionali che sarebbero realizzabili attingendo ai prestiti (oltre che ai grant) del Recovery fund. Tali prestiti vengono, infatti, impiegati solo per finanziare spese ammissibili già legiferate (beneficiando così del risparmio di interessi consentito dal finanziamento europeo, senza però fornire stimoli aggiuntivi) e quelle che impattano bensì sul debito, ma portano a successivi risparmi di spesa tali da compensare l'iniziale incremento (ad esempio, riqualificazione energetica di immobili pubblici). Questa tipologia di investimenti addizionali non può, però, che costituire una piccola porzione nel bacino di prestiti da 127 miliardi resi disponibili per l’Italia. Il vincolo del debito sembra, dunque, portare a ridurre l'entità dello stimolo all'economia italiana rispetto alla dimensione delle risorse potenziali. Una simile limitazione è forse una scelta obbligata, ma fa emergere il permanere di una contraddizione nell’azione di rilancio europea: si forniscono finanziamenti per la ripresa che un paese in stagnazione decennale, come l'Italia, ritiene di fatto non utilizzabili.
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