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Italia in deflazione con rischi per la ripresa

Anche nel 2021 potrebbe risentirne il Pil nominale

Sergio De Nardis 16/09/2020

Italia in deflazione con rischi per la ripresa Italia in deflazione con rischi per la ripresa I prezzi al consumo si confermano in agosto in deflazione per il quarto mese. La caduta dell’inflazione da gennaio è stata trainata dalla flessione del petrolio, ampliata ad agosto dall’apprezzamento dell’euro. La discesa dell'inflazione importata si è innestata su deboli dinamiche di fondo dei prezzi interni. Una debolezza che è andata però accentuandosi negli ultimi mesi, risentendo degli effetti secondari del calo del petrolio (in particolare nei servizi di trasporto) e di un anemico recupero post-lockdown della domanda interna per le incertezze della pandemia. Quali implicazioni per il Pil nominale nella prospettiva 2020-21? Per quest’anno, poiché la caduta dell'inflazione è stata principalmente indotta dalla componente importata, le conseguenze per il deflatore del Pil (misura rilevante per il Pil nominale, influenzata solo dalle componenti interne d’inflazione) potrebbero essere contenute. In aprile il governo stimava un deflatore del Pil in rialzo dell’1%. Data l’evoluzione robusta di tale misura nel primo semestre (+1,3% a fronte di prezzi al consumo quasi fermi), lo scarto dalla previsione di aprile potrebbe risultare limitato, anche scontando, come suggerisce l’andamento della core inflation, un abbassamento delle componenti interne d’inflazione nel secondo semestre.
 
Gli interrogativi si spostano, però, sul 2021. In tale anno, esaurendosi secondo la gran parte delle previsori il calo del petrolio, le dinamiche dei prezzi al consumo e del deflatore del Pil dovrebbero tornare ad avvicinarsi. Questo accostamento potrebbe, tuttavia, avvenire nel segno del rallentamento per quanto riguarda il deflatore del Pil che risentirebbe in pieno dei fiacchi fattori di fondo che contraddistinguono l’inflazione italiana e che sembrano essersi accentuati negli ultimi mesi. La domanda interna, pur in ripresa, risulterebbe comunque frenata dai comportamenti precauzionali delle famiglie e dalle incertezze delle imprese che permarranno fin quando vi sarà rischio sanitario, in un contesto in cui le pressioni sui costi di produzione rimarranno modeste data la perdurante debolezza del mercato del lavoro. Se non vi saranno dunque spinte della politica economica, i rischi per il PIL nominale dovuti alla bassa inflazione sembrano spostarsi al 2021.
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