Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Il percorso a tappe del Recovery Plan

Per non far esplodere il debito nel 2021 chiederemmo i 63 miliardi di trasferimenti a fondo perduto

Sergio De Nardis 14/09/2020

Il percorso a tappe del Recovery Plan Il percorso a tappe del Recovery Plan Secondo stime dell’Ufficio Parlamentare di bilancio, il rapporto debito/Pil nel 2021, pur in calo rispetto a quest’anno, si attesterebbe sopra al 160%. Ciò avverrebbe sulla base delle tendenze macroeconomiche in atto e della legislazione vigente. Una richiesta che venisse avanzata dal governo Italiano il prossimo anno di prestiti nell’ambito del Recovery Plan (fino a 120 miliardi secondo valutazioni di Banca d’Italia) farebbe, dunque, lievitare il debito verso il 168% del Pil; al 170% se si aggiungesse il prestito Mes. Certo, poi si auspica per gli anni successivi una dinamica calante del debito/Pil grazie all’aumento, favorito dagli investimenti realizzati con i finanziamenti europei, del tasso di crescita del Pil che si situerebbe sopra al tasso di interesse. Tuttavia, nel 2021 si potrebbe verificare un balzo consistente che allontanerebbe vieppiù l’Italia dai target europei sospesi, ma ancora vigenti. Ciò potrebbe inoltre comportare rischi di contraccolpi sui mercati, a cui l’Italia dovrà continuare a rivolgersi per rinnovare parte del suo debito, e sul differenziale tra tasso di crescita e di interesse nel cui ampliamento in positivo, invece, si confida.
 
L’incertezza circa i cambiamenti che riguarderanno le regole europee di governance fiscale e l’assenza di indicazioni da parte della Commissione sul modo in cui verranno contabilizzati i prestiti del Recovery plan ai fini di tali regole sembrano spingere l’Italia (e non solo) verso un percorso a tappe nell’utilizzo dei finanziamenti Ue. In tale percorso si richiederebbe subito, nel 2021, solo la parte di fondi del Recovery plan consistente in trasferimenti (63 miliardi nelle stime Upb, a cui si aggiungeranno poi quasi 15 dei programmi comunitari) che consentono di finanziare gli investimenti senza ampliare il debito. Ne conseguirebbe, anzi, una riduzione del debito/PIL che si espleterebbe, grazie alla maggiore crescita, negli anni successivi. Sulla base del minor rapporto debito/PIL così conseguito si procederebbe (entro la scadenza di fine 2024) all’accensione dei prestiti europei, completando il piano di investimenti. È un percorso a tappe verso cui portano le incertezze regolatorie europee, ma che non esimerebbe comunque il governo dall’adottare sin dall’inizio una programmazione completa, coerente e credibile per dare certezze di prospettiva e massimizzare i ritorni in termini di crescita del Recovery plan.
 
Altre sull'argomento
La trappola del debito pubblico
La trappola del debito pubblico
In luglio Ŕ aumentato a 2560 miliardi contro un Pil di 1600
Stimoli alla crescita e vincolo del debito
Stimoli alla crescita e vincolo del debito
La strategia di utilizzo dei fondi europei
Italia in deflazione con rischi per la ripresa
Italia in deflazione con rischi per la ripresa
Anche nel 2021 potrebbe risentirne il Pil nominale
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.