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Crescita integrata in Europa col Recovery Fund

Gli stimoli nei vari paesi andranno anche a beneficio degli altri

Sergio De Nardis 06/08/2020

Crescita integrata in Europa col Recovery Fund Crescita integrata in Europa col Recovery Fund Al di là dei limiti di governance introdotti col compromesso di luglio (con lo spostamento verso un approccio più intergovernativo rispetto alla proposta della Commissione), il Recovery fund può costituire una vera svolta nel panorama europeo. Si tratta dell’adozione di una consistente politica fiscale coordinata di espansione della domanda interna. E’ l’elemento a lungo assente in Europa che così cessa, per un po’ di anni, di essere la semplice somma di tante piccole economie aperte in competizione tra loro. La novità è che tale politica non è limitata ai soli paesi che hanno spazio fiscale (Germania e Olanda), ma coinvolge tutti e in proporzione maggiore quelli che sembravano non averne proprio (Italia). Il fondo si innesta nella programmazione di bilancio 2021-27, ma se si considera che le spese del Recovery fund dovrebbero concentrarsi nel primo triennio, l’entità dello stimolo per i prossimi anni è notevole, pari a circa l’1% del Pil all’anno per i paesi dell’Unione (esclusa Italia), potenzialmente superiore al 3% nella nostra economia. Le conseguenze di una simile svolta possono, quindi, essere profonde.
 
Le economie non dovranno basarsi più, come finora avvenuto, solo sulla svalutazione interna per trovare la via della crescita, attraverso la conquista di quote di mercato a scapito dei partner in una asfittica economia europea. Inoltre, indipendentemente da quello che farà, l’Italia beneficerà comunque delle ricadute positive provenienti dalle politiche di stimolo degli altri paesi. Queste ripercussioni riguarderebbero non solo l’export, ma anche la domanda interna nella misura in cui lo stimolo altrui incoraggerebbe l’accelerazione dell’inflazione italiana e il taglio, per questa via, dei nostri tassi reali di interesse, rimanendo presumibilmente i tassi di policy della Bce fermi per un po’ di anni. Ciò, però, non esime l’Italia dall’utilizzare al meglio la dotazione di risorse di cui disporrà in misura relativamente maggiore degli altri, innanzitutto nel suo interesse ma anche, va sottolineato, per un criterio di reciprocità che è implicito nel coordinamento europeo. Non possiamo fare free riding, dobbiamo partecipare al rilancio europeo restituendo un po’ del nostro stimolo ai partner, importando anche noi come faranno gli altri. La tendenza mercantilista, che ha informato per lunghi anni le politiche economiche europee, potrà forse col Recovery fund essere messa da parte.
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