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I nuovi equilibri di Intesa-Ubi e Generali-Cattolica

Il prossimo anno probabili nuove operazioni di consolidamento

Marcello Messori 03/08/2020

I nuovi equilibri di Intesa-Ubi e Generali-Cattolica I nuovi equilibri di Intesa-Ubi e Generali-Cattolica Nella scorsa settimana, hanno trovato sostanziale attuazione sia l’incorporazione di UBI da parte di Intesa-San Paolo (ISP), sia l’acquisizione da parte di Generali della maggioranza relativa di Cattolica. ISP, che si era impegnata a cedere un consistente numero di sportelli a BPER e che aveva trasformato la sua originaria offerta pubblica di scambio in un’Opas, dovrà ora completare il processo mediante un’Opa residuale. D’altro canto, dopo la decisione assembleare di trasformare Cattolica in una SpA, Generali non dovrebbe incontrare rilevanti ostacoli per acquisire il 25% circa di questa società. Si disegna così un nuovo equilibrio nell’asfittico mercato finanziario italiano: sotto la regia di Mediobanca, il dominio nazionale di ISP nelle attività bancarie e in parte di quelle assicurative viene attenuato da una crescita di Generali per linee esterne.
 
Prima dei recenti incentivi patrimoniali e contabili introdotti dalle autorità europee di vigilanza e di regolamentazione a favore delle aggregazioni bancarie, vi erano buone ragioni per ritenere che tale equilibrio fosse destinato a durare. La strategia di riduzione del rischio-Italia, perseguita da Unicredit, e la debolezza dimensionale e reddituale degli altri maggiori gruppi bancari nazionali rappresentavano infatti un serio ostacolo per ulteriori operazioni di consolidamento senza preventivi cambiamenti nei modelli di attività. Ora, si aprono invece opportunità appetibili per l’acquisizione di banche con bassa valutazione rispetto al loro patrimonio. L’incertezza economica, sanitaria e istituzionale, che pesa sul nostro paese, rende improbabili iniziative nel breve termine. Tuttavia, a metà del prossimo anno, si prospetteranno due o tre possibili combinazioni in vista della ripresa del 2021-‘22. L’auspicio è che non si tratti di unioni fra realtà troppo fragili con modelli obsoleti, bensì di opportunità di innovazione.     
 
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