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I conti dello Stato tra scostamento e Recovery Fund

Il deficit pubblico veleggia verso il 12,5% e il debito verso il 160%

Sergio De Nardis 27/07/2020

I conti dello Stato tra scostamento e Recovery Fund I conti dello Stato tra scostamento e Recovery Fund Lo scostamento di bilancio di 25 miliardi che il governo si appresta a chiedere al Parlamento è il terzo volto a soccorrere l’economia colpita dalla pandemia. Esso, quindi, si muove in gran parte nel solco dei precedenti provvedimenti: salvaguardare da crisi di liquidità le imprese ancora in difficoltà, favorire la continuità occupazionale, assicurare la funzionalità di scuola ed enti territoriali. Il lockdown è finito, ma gli effetti persistono in diversi settori e le misure di mero soccorso vanno superate gradualmente, reiterandole in modo più mirato rispetto alla fase acuta della crisi. Ai provvedimenti di stimolo dell’economia si penserà, pandemia permettendo, nella programmazione di settembre nell’ambito del Recovery fund europeo. Le decisioni in corso contribuiscono a definire il quadro di finanza pubblica con cui vi si arriverà. Con il nuovo intervento e scontando una caduta del Pil quest’anno più severa di quella ipotizzata nel Def di aprile, il deficit/Pil 2020 viaggerebbe intorno al 12,5% e il debito/Pil si approssimerebbe al 160%, 25 punti in più rispetto al 2019. Tenuto conto della stima del disavanzo 2020 che si sarebbe realizzato senza la crisi (1,8% in rapporto al Pil, secondo il Def), il balzo del deficit sarebbe il risultato per un 55% delle misure decise dal governo con i 3 scostamenti e per il restante 45 della recessione.
 
Altri esborsi potrebbero, però, aggiungersi al conto 2020. In particolare, il programma di spese sanitarie (20 miliardi) predisposto dal ministro della Salute che, pur finanziabile col prestito Mes, implicherebbe se varato quest'anno un’ulteriore richiesta di scostamento dagli obiettivi, portando il deficit sopra il 13,5% del Pil. Il carattere una tantum di molte misure di emergenza e l’auspicabile futura ripresa miglioreranno, nel 2021, i livelli tendenziali di deficit e debito, che rimarranno comunque elevati, in prima approssimazione al 6-7% il primo e intorno al 155% il secondo. In un simile contesto si dovranno inserire le iniziative di investimento del Recovery fund, una parte delle quali (circa 130 dei 209 miliardi disponibili per l’Italia) dovrà essere finanziata con debito. E’, quindi, essenziale che gli investimenti siano pienamente efficaci nel produrre tutta la crescita che essi - se ben selezionati, progettati ed eseguiti - possono indurre. Solo in questo modo la traiettoria del debito/Pil potrà ripiegare verso il basso, nonostante le maggiori spese. Ne consegue che la prima e più importante delle riforme richieste per il Recovery fund è quella di innalzare la nostra debole capacità di realizzazione dei progetti di investimento.    
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