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Ultimi ostacoli per bilancio europeo e Recovery Fund

Probabile una trattativa con l'Europarlamento e poi le ratifiche nazionali, speriamo senza referendum

Riccardo Perissich 23/07/2020

Ultimi ostacoli per bilancio europeo e Recovery Fund Ultimi ostacoli per bilancio europeo e Recovery Fund Il risultato è straordinario ma, come molti hanno scritto, non è ancora finita. Per il nostro paese il momento della verità verrà quando saranno esaminati, giudicati e si spera avallati i nostri programmi, il che avverrà solo fra qualche mese. Prima altre cose devono succedere. Innanzitutto, molti dettagli dell’accordo raggiunto a Bruxelles devono ancora essere definiti. Le conclusioni del Consiglio Europeo sono piuttosto precise, ma gli spazi bianchi da riempire sono ancora sufficientemente ampi per premettere a qualcuno di tentare di rimangiarsi concessioni fatte nel corso della notte, magari perché le reazioni dei loro populisti domestici sono più violente del previsto. Sarà poi il momento del vaglio del Parlamento Europeo che dispone in teoria di un potere di veto. Se si misura il risultato del Consiglio con le posizioni iniziali del Parlamento, la distanza è grande e gli europarlamentari avrebbero buone ragioni per essere scontenti, anche se il senso della svolta non può sfuggire loro. Saranno quindi riluttanti a usare l’arma nucleare del veto, ma si illude chi crede che Strasburgo si limiterà ad avallare Bruxelles. È prevedibile quindi che ci sarà un negoziato. I cambiamenti non potranno essere drammatici, ma è probabile che il Parlamento otterrà qualche miglioramento, per esempio l’aumento dei crediti per alcuni programmi innovativi (ricerca, difesa, innovazione) che sono stati sacrificati nel compromesso finale.
 
Quando tutti questi passaggi saranno superati, verrà il momento delle ratifiche nazionali che sono necessarie a norma di trattato. Siamo in un periodo di grande incertezza e tutto può succedere, ma incidenti parlamentari sono piuttosto improbabili. I governi dispongono di maggioranze abbastanza sicure. In alcuni casi un Parlamento potrebbe decidere di aggiungere alla ratifica una risoluzione per porre vincoli, condizioni o altro. Potrebbe essere il segnale di problemi futuri, ma non influirebbe sulla ratifica. Diversa sarebbe la prospettiva se l’uno o l’altro paese decidesse di procedere alla ratifica per via referendaria. Sarebbe una follia. Sappiamo che la democrazia rappresentativa funziona a volte maluccio, ma i Parlamenti restano istituzioni dove le catastrofi avvengono raramente. I referendum sono invece animali imprevedibili; abbiamo purtroppo imparato che sono guidati dalle emozioni, raramente si esprimono con precisione sulla domanda posta e sono un terreno ideale per la demagogia dei populisti. Non a caso la Germania, che di catastrofi della democrazia se ne intende, ha una costituzione che proibisce l’uso del referendum. Quali sono i rischi nel nostro caso? I casi a cui si può pensare sono tre. L’Irlanda e la Danimarca hanno una tradizione di referendum europei che hanno dato risultati “sbagliati”. Tuttavia, per entrambi i paesi si trattava di modifiche al trattato che avevano una valenza costituzionale e non è il caso di questa decisione. Più incerto è il caso dell’Olanda che ha già una certa tradizione di referendum non necessari e decisi per pura insipienza dei politici; prima nel caso dello sfortunato progetto di Costituzione poi, ancora più incomprensibile, per la ratifica dell’accordo di associazione con l’Ucraina. Anche qui, tutto può succedere, ma è legittimo sperare che l’irresponsabilità di Rutte abbia dei limiti.
 
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