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In vacanza col bonus

...ma il turismo ha bisogno d'investimenti

Giuseppe Roma 02/07/2020

In vacanza col bonus In vacanza col bonus E’ scattato il bonus vacanze, principale provvedimento per fronteggiare la crisi del turismo, uno dei settori più colpiti da Covid-19. Il più recente sondaggio sul tema valuta che a programmare un periodo di vacanze fra luglio e settembre, è il 26% degli italiani, una quota ancora più bassa di quella dello scorso anno, pari al 38%. Sono eventualmente da aggiungere gli indecisi su cui potrebbe far presa il tax credit da 150 a 500 € per famiglia, anche se le ragioni che motivano la rinuncia alla vacanza sono piuttosto profonde: paura e restrizioni connesse alla pandemia, mancanza di soldi e cura di congiunti non auto-sufficienti. Dati che sembrano contraddire le immagini riportate dai media di spiagge affollate e di file nei musei. E’ bene rilanciare un po’ di ottimismo, ma purtroppo la situazione complessiva risulta critica, tenuto conto che, a fronte di un turismo residenziale in ripresa, molti sono i vuoti nelle città d’arte e nelle destinazioni più attrattive.
 
Subiamo, innanzitutto, il crollo senza precedenti del turismo internazionale che, secondo UNWTO, nel 2020 si ridurrebbe da 1,4 miliardi di viaggiatori del 2019 a poco più di 450 milioni. In Italia, nel 2019, metà dei pernottamenti sono stati effettuati da stranieri che hanno speso nel nostro Paese 44 miliardi. Quest’anno si prevede una perdita di almeno i due terzi degli introiti da turisti provenienti dall’estero, considerando che 14 miliardi sono già andati in fumo nel primo semestre, come documenta un dossier della Rur.
 
Un recupero d’immagine all’estero, soprattutto sulla sicurezza sanitaria, è indispensabile, ma la nostra azione promozionale in questo senso sembra meno agguerrita dei diversi competitor europei a iniziare dalla Spagna. L’industria dell’accoglienza comprende, poi, molteplici componenti oltre a quello delle vacanze su cui sarebbe bene tornare a operare. Gli ultimi dati disponibili valutano in 102 miliardi la spesa turistica domestica, di cui ben 35 legati prevalentemente ai viaggi d’affari, in crisi per sospensione delle attività e smart working. E’ sperabile che si possa tamponare la crisi, ma quest’annata sembra compromessa e nei fatti produrrà una selezione degli operatori, a danno di quelli più fragili e meno strutturati. Sarebbe l’occasione per sostenere una riqualificazione di struttura ricettiva e servizi, a partire da quelli digitali, alzando il livello qualitativo della nostra offerta, migliorandone l’organizzazione e accrescendo le competenze del capitale umano impiegato. E’ l’unica strada per riprenderci quanto stiamo perdendo, pure con gli interessi.
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