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Il ridisegno della finanza italiana

L'Ops Intesa-Ubi e l'operazione Generali-Cattolica

Marcello Messori 01/07/2020

Gian Maria Gros-Pietro e Carlo Messina Gian Maria Gros-Pietro e Carlo Messina L'offerta pubblica di scambio (OPS), che Intesa San Paolo (ISP) lancerà sul mercato lunedì prossimo 6 luglio per acquisire la maggioranza (possibilmente qualificata) del terzo gruppo bancario italiano (ossia UBI), ha elevate probabilità di successo. Pur non avendo modificato i termini fondamentali dell'operazione, ISP ha infatti rassicurato le più ostili fondazioni-proprietarie di UBI in merito alla persistenza delle loro erogazioni locali e del radicamento territoriale bancario; e ha soddisfatto le richieste preliminari dell'Antitrust, aumentando il numero di sportelli ceduti a BPER e rafforzando il proprio rapporto con Unipol. A quest'ultimo riguardo, la strategia di ISP è agevolata dalla recente decisione di Generali: assorbire il 70% della ricapitalizzazione di Cattolica (500 milioni), acquisendo così circa il 25% della sua proprietà. Cattolica è costretta a dismettere la sua struttura cooperativa e a irrobustire i suoi rapporti patrimoniali e reddituali; senza l'intervento di Generali, essa avrebbe perciò cercato di salvaguardare i preesistenti accordi assicurativi con UBI dalla minaccia rappresentata da ISP-Unipol, facendo valere il suo peso nella cordata proprietaria ostile all'OPS. La prospettiva di un'integrazione con Generali, che si giocherà - ancora una volta - sulla salvaguardia del localismo, depotenzia l'interesse di Cattolica per il destino di UBI.
 
La pax finanziaria nazionale sembra, così, ripristinata. Il rafforzamento di ISP (e di Unipol) nelle attività bancarie e assicurative italiane viene controbilanciato dalla crescita "esterna" di Generali. Mediobanca, che ha disegnato l'OPS di ISP e ha una posizione dominante in Generali, funge da garante del conseguente equilibrio. Resta il fatto che si tratta di operazioni locali che rischiano di compromettere il ruolo di Generali nel mercato unico europeo. Pur accentuando la dipendenza di ISP dai destini dell'Italia, il successo dell'OPS su UBI non precluderebbe proiezioni europee del nuovo gruppo; viceversa, il processo di incorporazione di Cattolica in Generali rischia di essere tanto complesso e costoso da dimezzare le risorse per iniziative europee. Sorge, quindi, un interrogativo: l'ipotizzata scalata di Del Vecchio a Mediobanca-Generali può accontentarsi dell'obiettivo che Generali diventi il polo debole di una diarchia finanziaria nazionale e che Mediobanca vegli su tale diarchia?
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