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Pro e contro il calo dell'Iva

Per spingere i consumi deve essere immediato e breve

Sergio De Nardis 23/06/2020

Due turisti fanno acquisti a Roma Due turisti fanno acquisti a Roma A imitazione di quanto fatto in Germania, Conte annuncia di voler abbassare temporaneamente, ma consistentemente, l'Iva per spingere i consumatori ad anticipare, nell'attesa di prezzi in seguito più alti, le spese future al periodo corrente (seconda metà del 2020 e 2021) in modo da stimolare la ripresa. Il provvedimento avrebbe anche l'intento di sostenere i settori maggiormente colpiti dalla crisi Covid (turismo, ristorazione, trasporti, auto ecc.). C'è da domandarsi se questa manovra non l'abbiamo già ripetutamente perseguita negli scorsi anni, ma con ben scarsi risultati. Le clausole di salvaguardia, cancellate del tutto con l'ultima legge di bilancio, avrebbero dovuto avere in teoria lo stesso effetto sui consumi correnti, prospettando un livello futuro dei prezzi più elevato per gli aumenti dell'Iva volti a rispettare gli obiettivi di bilancio. Così non è stato. Il problema probabilmente è che le clausole Iva, regolarmente disattivate, non avevano alcuna credibilità e non modificavano quindi le aspettative di inflazione dei consumatori.
 
Questa volta sarebbe diverso? Forse sì, se l'azione fosse davvero rapida e concentrata nel tempo. Rapida, perché preannunciare oggi una riduzione di aliquota che si dovrebbe verificare fra sei mesi avrebbe un effetto opposto, depressivo, sulla congiuntura del secondo semestre. Concentrata nel tempo, perché prospettare aliquote Iva più basse per un prolungato periodo (un anno e mezzo) non fa che diluire l'effetto anticipo, riducendone l'impatto e, forse, minando anche la credibilità del futuro ripristino dei livelli normali. Accanto a ciò occorre anche tenere conto che l'economia italiana ha bisogno, per stabilizzare il rapporto debito/Pil, oltre che di crescita reale, di inflazione, mentre i prezzi al consumo sono stati in deflazione negli ultimi mesi. Da questo punto di vista la manovra di riduzione dell'Iva si raccomanderebbe solo se il guadagno in termini di crescita risultasse superiore alla flessione del livello dei prezzi che essa induce. In definitiva, necessitando tanto di Pil che di prezzi più alti, una prolungata (anziché breve) riduzione dell'Iva potrebbe non essere lo strumento per conseguire entrambi gli obbiettivi.
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