Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Più automazione e meno lavoro “umano”

La crisi spingerà a un maggior utilizzo dei robot che costano meno e non si infettano

Sergio De Nardis 18/06/2020

Più automazione e meno lavoro “umano” Più automazione e meno lavoro “umano” Secondo alcuni osservatori la crisi Covid condurrà a un’ulteriore accelerazione dei processi di automazione nelle economie e a una nuova spinta alla sostituzione, in diverse mansioni, del lavoro umano con macchine. Un primo motivo è che in un’era in cui aumenta la probabilità di pandemie, si innalza anche il vantaggio di produttività e quindi la convenienza, rispetto al lavoro umano, dei sistemi di intelligenza artificiale e dei robot che per loro natura non sono suscettibili al virus e non risultano soggetti ai costi di chiusura e di implementazione delle misure di sicurezza. Un secondo motivo è legato all’aumento di incertezza, determinato dal Covid come da ogni epidemia, circa la disponibilità, nei tempi e nei modi richiesti, delle forniture di beni intermedi nelle catene globali del valore. Tale incertezza tende a incoraggiare il reshoring di fasi produttive nella misura in cui ciò è reso conveniente dal ricorso all’automazione al posto del più costoso lavoro nazionale. La competizione esterna dei paesi a basso costo del lavoro, che ha trainato le catene d’offerta globali, si attenuerebbe, solo però per essere sostituita da quella interna dei robot.
 
Se queste fossero le tendenze, le sfide della nuova era risulterebbero notevoli. Si accentuerebbero nelle economie le esigenze di riforma dei sistemi di welfare (e del loro finanziamento) al fine di rendere socialmente sostenibile il progresso tecnologico. Oltre a ciò, la politica economica dovrebbe orientare gli incentivi ad automatizzare scoraggiandone i possibili eccessi lì dove i vantaggi di produttività delle macchine sul lavoro umano sono limitati e, al contempo, promuovendo l’affermazione di attività/occupazioni a elevato valore, complementari alla meccanizzazione, in cui il lavoro umano conserva un vantaggio comparato, accrescendo così i benefici dell’innovazione come nel campo dell’istruzione, della formazione, dell’assistenza sanitaria. Nelle linee che ispirano il Recovery fund, come anche nel piano Colao, l’innovazione (o digitalizzazione) è giustamente individuata come elemento portante degli investimenti e, più in generale, della riorganizzazione delle società. Occorrerebbe, però, essere anche consapevoli della necessità di ricercare soluzioni ai problemi che l’automazione potrà porre al mercato del lavoro e all’equa distribuzione dei miglioramenti di benessere che saranno da essa consentiti.
 
Altre sull'argomento
Come uscire dalla spirale cig-blocco licenziamenti
Come uscire dalla spirale cig-blocco licenziamenti
Varare da subito un sistema di indennità di disoccupazione e ...
Il Pil langue e la criminalità emette bond
Il Pil langue e la criminalità emette bond
Il caso dell'emissione di obbligazioni da parte di società legate alla ...
Pil, le stime peggiorano (per il passato)
Pil, le stime peggiorano (per il passato)
Le previsioni sul futuro della crescita restano sostanzialmente confermate
La forza della presidenza tedesca e l'inconsistenza dell'Italia
La forza della presidenza tedesca e l'inconsistenza dell'Italia
Le priorità pragmatiche della Merkel e un Conte sopra le righe
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.
PAOLO CARNAZZA 21/06/2020 09:01
Le osservazioni di De Nardis colgono un importante effetto (tra gli altri) della pandemia: un’accelerazione (già in atto legata alla Rivoluzione tecnologica 4.0) del processo di digitalizzazione e di automazione del sistema produttivo.

Fortemente incerta sarà inoltre l’evoluzione del mercato del lavoro con i conseguenti effetti sui “nuovi” lavori. In realtà, almeno sulla base delle esperienze storiche precedenti, l’automazione ha sempre avuto un impatto positivo sul saldo tra l’aumento e la diminuzione dell’occupazione (per fortuna la “profezia” Keynesiana del 1930 della creazione di una disoccupazione tecnologica a seguito del progresso tecnologico non si è avverata).

Più in generale, al momento, qualsiasi previsione appare immatura sia per la natura stessa della crisi (da cui non siamo ancora usciti) sia per le “risposte”, spontanee o guidate dagli incentivi, delle imprese che tenderanno a riconvertire i propri impianti per soddisfare i nuovi bisogni. Da queste strategie deriveranno, poi, gli effetti sulla futura evoluzione del mercato del lavoro.

Verso quali settori si indirizzeranno le imprese? Investiranno maggiormente in automazione con conseguente espulsione della forza lavoro? Inoltre, è giusto affidare questi cambiamenti strutturali del tessuto produttivo alle forze spontanee del mercato o al Governo che dia indirizzi e incentivi a favore dei settori/filiere dove investire?

Ciò che si può prevedere è un ulteriore allargamento del gap tra competenze digitali 4.0 con ipotizzabile aumento del mismatch tra la domanda e l’offerta di lavoro (già molto elevato in Italia) e le competenze “povere” in possesso di lavoratori (non più giovanissimi, molti localizzati nell’area meridionale del Paese).

Il problema allora è, da una parte, rafforzare un sistema di welfare a sostegno degli emarginati e degli espulsi dal mercato del lavoro a seguito del Covid – 19 e, dall’altra, offrire occasioni di lavoro ai meno competenti. Occasioni che siano, però, realmente rispondenti alle esigenze della società nei prossimi anni (si pensi, in particolar modo, l’assistenza sanitaria e, in particolar modo,la cura degli anziani). Non si creino, in altri termini, inutili “buche da riempire”.

Nel contempo, è cruciale che la politica economica/industriale “accompagni” e sostenga con robusti incentivi il processo di digitalizzazione rispettando i principi dell’ecosostenibilità e dell’economia circolare (al riguardo il Piano Transizione, con i 7 miliardi di euro, finalmente sbloccati, sembra andare almeno parzialmente verso questa direzione).