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Lo “shotgun marriage” tra banche centrali e governi

L'impennata dell'emissione di liquidità e dei debiti pubblici nel mondo

Fabrizio Galimberti 18/06/2020

 Lo “shotgun marriage” tra banche centrali e governi Lo “shotgun marriage” tra banche centrali e governi Se un attivo cresce, di solito è indice di buona salute, ma, nel mondo capovolto delle Banche centrali, una crescita dell’attivo indica che l’attività economica soffre e le autorità monetarie vanno a comprare a man bassa titoli pubblici e privati, per immettere liquidità e permettere a chi riceve questi ricavi di spendere e spandere per sostenere l’economia. E gli attivi delle Banche centrali in giro per il mondo sono cresciuti – e non è finita – a ritmi impressionanti. Ma questi fiumi di liquidità che sciacquano nelle economie attizzeranno l’inflazione? Un timore, questo, che è stato già smentito dopo la Grande recessione. Con buona pace della teoria quantitativa della moneta, l’inflazione non dipende da quanta moneta c’è in giro, ma da quanta voglia di spendere c’è in giro. E, dato che la voglia di spendere è poca, l’inflazione rimarrà bassa. E se poi volesse risalire, le Banche centrali, che hanno il potere di creare, hanno anche il potere di distruggere: la liquidità messa in circolo può essere drenata.
 
Al che sorge un altro timore. Chi ripagherà tutti i debiti che stiamo facendo? La risposta è semplice. La crisi ha forzato uno ‘shotgun marriage’ fra politica monetaria e politica di bilancio. I rapporti debito/Pil saettano tutti verso l’alto, ma ormai non hanno più senso. La monetizzazione del debito pubblico è una realtà, e le immense quantità di titoli che le Banche centrali, volenti o nolenti (e, per fortuna, volenti, il che va a titolo di merito dei banchieri centrali che hanno preso sul serio il motto sessantottino: L’imagination au pouvoir) stanno ingoiando e sottoscrivendo non saranno mai rimborsati. Bisogna guardare ormai non più al rapporto debito/Pil, inteso, come di solito lo si intende, come debito lordo/Pil. Il parametro da tenere d’occhio è quello del debito netto/Pil, dove il debito pubblico è consolidato fra Banca centrale e Governo.
 
Un giorno o l’altro bisognerà rivisitare il divieto statutario per la Bce di finanziare direttamente i governi, un divieto pensato per contenere finanze pubbliche aberranti, mentre qui si tratta di sostenere economie aberranti. Come ha detto un ex banchiere centrale (della Banca d’Inghilterra), Willem Buiter, «La proibizione a tappeto dei prestiti diretti ai governi è una completa idiozia. Questo è quello che devono fare le Banche centrali. Non si deve rinunciare a questo strumento solo perché può essere mal gestito. Si può annegare nell’acqua, ma questo non vuol dire che non potete averne un bicchiere quando avete sete». E, più recentemente, ha rincarato la dose: “L’indipendenza non vuol dire ‘no’ a una richiesta di monetizzare il debito: vuol dire che si può dire ‘no’, e si può dire ‘sì’”.
 
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