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Sul rebus Autostrade il tempo è agli sgoccioli

La maggioranza indecisa su rinnovo o revoca-caducazione della concessione

Claudio Di Donato 05/06/2020

Sul rebus Autostrade il tempo è agli sgoccioli Sul rebus Autostrade il tempo è agli sgoccioli La concessione Autostrade è diventata una matassa complicatissima da dipanare, un rebus difficilissimo da risolvere. La crisi Covid-19 ha esasperato una vicenda che si trascina dal crollo del ponte Morandi. La revoca (o “caducazione” come dice il premier-avvocato) della concessione è il mantra del M5S dal giorno della tragedia a prescindere dal quadro regolatorio (peraltro in evoluzione) e soprattutto da qualsiasi pronunciamento della magistratura. L’impasse - come annunciato da Conte - va sbloccata e anche rapidamente considerando che a fine giugno Atlantia potrebbe chiedere la risoluzione della concessione. Il Governo, per bocca del ministro dell’Economia, sollecita i Benetton ad accettare il nuovo piano tariffario messo a punto dall’Autorità trasporti per normalizzare il settore e definire una transazione. Atlantia a inizio marzo aveva presentato un’ipotesi di accordo assicurando ingenti investimenti in cambio della concessione ma poi è arrivato lo tsunami Covid-19. Il Governo non si è pronunciato sull’offerta. Nella delicata trattativa si è aperto un nuovo capitolo che prevede il ridimensionamento azionario dei Benetton in Autostrade.
 
Ma è evidente che senza certezze sul piano tariffario e sulla concessione gli investitori si terranno alla larga non solo da Autostrade, ma probabilmente dall’intera Azienda Italia. L’intervento statale nell’economia nei momenti di grave crisi è inevitabile. Nel 2008 la Gran Bretagna ha nazionalizzato il sistema bancario, gli Usa andarono anche oltre. Ma era chiaro che si trattava di operazioni straordinarie e soprattutto temporanee. Da noi invece, prima col decreto milleproroghe lo Stato ha modificato in modo unilaterale un contratto, poi col decreto liquidità ha dato la sensazione di voler introdurre criteri discrezionali nel sostegno alle imprese. E’ stato un errore regalare condizioni di favore in passato al capitale privato nelle liberalizzazioni. Ma è altrettanto grave utilizzare norme e risorse pubbliche per interferire negli assetti proprietari delle imprese.
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