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L'incognita inflazione

Come reagiranno i prezzi all'immissione massiccia di liquidità?

Riccardo Illy 05/06/2020

 L'incognita inflazione L'incognita inflazione La grande incognita della recessione in atto, che forse chiameremo Nike (la curva del Pil assomiglierà al suo marchio; dopo un repentino calo la ripresa sarà lenta ma ci sarà) è l’inflazione. Negli ultimi anni i fattori non monetari avevano prevalso su quelli monetari. Nonostante i tassi, quantomeno in Europa, siano rimasti a zero e nonostante l’imponente immissione di liquidità da parte della Bce (tramite acquisti di titoli pubblici) con l’annuncio della Lagarde di altri 600 miliardi di Qe, l’inflazione non si è avvicinata all’agognato 2%. Nonostante la Ue abbia battuto un colpo, attivando i non ancora del tutto definiti Recovery Fund, l’opera supplente della politica della Bce (e della Fed) continua in modo massiccio. La teoria monetarista prevede che a fronte di tassi bassi i consumatori preferiscano la spesa al risparmio (che non rende); maggiori consumi fanno prevalere la domanda sull’offerta provocando un aumento dei prezzi. Spesso questo approccio razionale viene neutralizzato da aspetti emozionali come l’aspettativa di condizioni economiche peggiori. Inoltre vi sono altre forze che spingo i prezzi verso l’alto o verso il basso; le forze del mercato. Se si tratta di un mercato globalizzato, o quasi, e se la tecnologia (digitalizzazione, intelligenza artificiale, robot, stampa 3D, elettrificazione della mobilità, automazione, fonti rinnovabili) riduce i costi, i prodotti provenienti da mercati con minori costi dei fattori produttivi e quelli realizzati con le nuove tecnologie tendono a spingere verso il basso l’inflazione, anche in presenza di allentamento monetario.
 
La globalizzazione sociale, favorita dalle migrazioni, replica il fenomeno nel mercato del lavoro. A seguito delle attuali condizioni di iper-allentamento monetario è però possibile che i fattori monetari abbiano, almeno temporaneamente, il sopravvento. Soprattutto se la domanda, alimentata da un clima di fiducia (motivato per esempio dalla scoperta di un farmaco o vaccino anti Covid-19) dovesse riprendere con vigore non soddisfatta appieno da un’offerta rimasta bloccata per tre mesi. I Governi dei paesi con il maggiore debito pubblico saranno inizialmente soddisfatti nel veder erodere il valore del loro debito; poi si preoccuperanno del possibile rialzo dei tassi, che farebbe invece salire la spesa pubblica annullando il primo effetto. Ma se le Banche Centrali intuiranno che la fiammata inflazionista sarà transitoria limiteranno la stretta lasciando che la fiammata si esaurisca da sola. Producendo solo (temporanei) effetti positivi.
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