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La speranza del Governatore

Serve una strategia per ridurre i ritardi del passato e promuovere uno sviluppo sostenibile

Marcello Messori 29/05/2020

Ignazio Visco Ignazio Visco Mai come quest'anno il monito del Governatore della Banca d'Italia è stato preoccupato ma, insieme, propositivo e incoraggiante. La sua analisi ha, infatti, tolto ogni retorica alle parole con cui ha concluso le sue Considerazioni: "Nessuno deve perdere la speranza". Ignazio Visco ha, innanzitutto, riconosciuto che lo shock pandemico ha innescato la crisi più grave del secondo dopoguerra; e ha sottolineato che tale crisi ha fatto emergere i punti deboli degli assetti economici internazionali ed europei e le molte fragilità del sistema economico-sociale italiano. Eppure, esaminando lo spettro di iniziative messe in campo dalle istituzioni dell'Ue e dell'euro area, ha spiegato perché vi siano le basi per superare l'attuale situazione di rottura e di incertezza, rafforzando il mercato unico e la domanda interna e riavviando il processo di unificazione europea. Lo sviluppo sostenibile, che l'Ue potrebbe così avviare, deve includere anche l'Italia. La nostra manifattura ha mostrato capacità di reazione; la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane continua a essere elevata; il settore bancario nazionale è meno vulnerabile che in passato.
 
Eppure, il nostro Paese potrà essere parte dello sviluppo europeo solo se saprà elaborare una strategia di medio-lungo periodo che ne attenui i ritardi. Gli ingredienti della strategia, richiamati dal Governatore, sono noti: investimenti nel digitale e nelle reti di telecomunicazione, rafforzamento dell'educazione, riorganizzazione dell'apparato pubblico, riallocazione delle risorse finanziarie, contrasto delle diseguaglianze e della povertà, gestione efficace dell'invecchiamento della popolazione. Nel combinare questi ingredienti (e altri ancora), attingibili solo grazie alle ingentissime risorse europee, il Governatore ha però trasmesso un sentimento di speranza e di urgenza. Per colmare i ritardi nell'innovazione e nella formazione e ripristinare le condizioni di crescita della produttività e del Pil, la strategia italiana deve realizzare uno sviluppo che soddisfi l'interesse collettivo e che sia, in tal senso, sostenibile. O, se preferite, che offra speranza alla collettività.
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