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I “frugal four” nella partita del Recovery Fund

Le obbiezioni di Olanda, Austria, Svezia e Danimarca (e dei Paesi dell'Est) al progetto Merkel-Macron

Giampaolo Galli 27/05/2020

I “frugal four” nella partita del Recovery Fund I “frugal four” nella partita del Recovery Fund I “frugal four” – Olanda, Austria, Svezia e Danimarca -  si sono schierati in maniera netta contro il Recovery Fund nella versione proposta da Merkel e Macron. Dobbiamo temere queste prese di posizioni? Saranno in grado di impedire la realizzazione del Recovery Fund? L’impressione che si ha leggendo il loro “non-paper” e le successive dichiarazioni è che in questa presa di posizione vi sia una buona dose di provocazione: chiedere 100 per ottenere 50. Va anche notato che questi paesi non rifiutano in blocco la proposta; in particolare non obiettano all’idea di creare un nuovo debito in capo all’Unione Europea, idea che è forse l’aspetto più innovativo della proposta. Dicono - è vero - che non vi deve essere mutualizzazione dei debiti pubblici, ma non dicono che, limitatamente al nuovo debito, ciò è in qualche misura implicito nella proposta franco-tedesca. Ciò che essi rifiutano è l’idea che le risorse reperite con il debito vengano erogate ai paesi più colpiti dalla pandemia sotto forma di grants, anziché di prestiti. Essi dichiarano di non essere affatto contrari alla solidarietà fra paesi europei e fanno notare, al riguardo, che già oggi tre quarti del bilancio europeo sono costituiti da trasferimenti a favore dei paesi e delle regioni in ritardo di sviluppo; e che loro sono, assieme alla Germania, di gran lunga i principali contributori netti al bilancio dell’Ue, in rapporto al Pil.
 
Il punto su cui i quattro sembrano davvero inflessibili – e su cui possono trovare solidi alleati - è sempre il solito: il bilancio dell’Ue non deve superare l’1% del Pil. Ciò significa che non ci sarebbe spazio per una contribuzione aggiuntiva volta a coprire gli interessi sul nuovo debito e il relativo ammortamento. Questa è la leva su cui essi fanno forza per chiedere che il servizio del debito sia messo a carico dei paesi che beneficiano dei fondi: prestiti dunque e non doni. Va poi considerato che in Europa, oltre alle tensioni Nord-Sud, vi sono quelle fra Est e Ovest. I paesi dell’Est si chiedono perché mai le nuove risorse dovrebbero andare a paesi ricchi come l’Italia e la Spagna; solo per il fatto che questi paesi non hanno saputo tenere sotto controllo il loro debito pubblico? Il tema è molto caldo, a maggior ragione per il fatto che negli ultimi mesi sono circolate varie proposte per dirottare i fondi di coesione – che vanno quasi interamente a Est - per il contrasto della pandemia o anche per finanziare il Green New Deal. Per questo intreccio di ragioni, malgrado la netta presa di posizione dei due principali paesi dell’Ue, la partita è ancora aperta.
 
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