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Lo Statuto dei Lavoratori: tradito dalle tecnologie...

... e anche dai sindacati

Francesco Grillo 21/05/2020

Una manifestazione dell'epoca Una manifestazione dell'epoca Lo Statuto dei Lavoratori, che compie 50 anni, è stato davvero una grande conquista perché consolidò - mentre l'Italia attraversava i mesi agitati che la portavano dagli anni del "miracolo economico" a quelli delle prime crisi petrolifere - una delle libertà fondamentali. Quella, appunto, di poter associarsi in sindacati nei luoghi di lavoro ed è questa l'ossessione dei primi, fondamentali articoli dello Statuto che, in fondo, completava il disegno di una Costituzione pensata per dare forma ad una Repubblica che trovasse, appunto, nel lavoro il suo elemento fondante. A distanza di 50 anni, allo Statuto dobbiamo tornare per ripensarlo radicalmente e, dunque, salvaguardarne i principi. Perché oggi appare sorpassato dalle tecnologie. Ma anche tradito - per inerzia - dagli stessi sindacati. Siamo stati sorpresi dalle tecnologie perché ci stanno portando ad un passo - con l'intelligenza artificiale - dall'avveramento di una delle profezie più suggestive di Carlo Marx. In un mondo inondato dall'informazione non sta diminuendo il lavoro, ma se ne riduce, certamente, la domanda e, dunque, il prezzo che le imprese sono disposte a pagare per comprarlo. Ciò non può non ridurre, progressivamente, il potere negoziale dei sindacati come dimostrano le analisi che indicano la riduzione costante e di lungo periodo degli iscritti in quasi tutte le grandi economie occidentali (fanno eccezione i Paesi nordici).
 
Ma lo Statuto (e la Costituzione) è anche stato tradito da chi doveva esserne protagonista perché è ancora largamente incompiuto. Come mai i Sindacati non si sono mai dati una personalità giuridica, anche se è questa la primissima previsione che fa la Costituzione che li introduce all'articolo 39? Se l'ossessione di Giugni era quella di garantire la libertà dei lavoratori non solo nei confronti dei datori di lavoro, ma anche dello Stato (per cancellare il modello corporativo del fascismo), come mai si è accettato che lo Stato finanziasse i sindacati per l'erogazione di servizi pubblici (quelli dei patronati) senza passare per una gara? E, infine, il fatto che un terzo degli iscritti ai sindacati siano pensionati, non comporta forse una modifica della natura del sindacato stesso considerando che è lo Statuto del 1970 a prevedere che quello "di costituire sindacati" sia un diritto da garantire "ai lavoratori all'interno dei luoghi di lavoro"? E' completamente da rivedere la legislazione del lavoro e il ruolo dei sindacati. Ma il lavoro è duplice: proiettarli verso il futuro che significa, del resto, coltivare la memoria storica di ciò che erano i loro valori.
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