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Il "dono" dell'intesa Merkel-Macron

L'Ue potrÓ emettere titoli di debito e avviare una propria politica fiscale

Marcello Messori 20/05/2020

Emmanuel Macron e Angela Merkel Emmanuel Macron e Angela Merkel L'iniziativa franco-tedesca, concordata da Merkel e Macron sul Recovery Fund segna una discontinuità nell'evoluzione europea. Se verrà fatta propria dalla Commissione e approvata dagli altri 25 paesi dell'Unione, autorizzerà un'istituzione europea a emettere titoli di debito sul mercato, basati su una garanzia congiunta, per effettuare trasferimenti ("doni") agli Stati-membri in funzione dell'intensità asimmetrica con cui li ha colpiti uno shock esogeno comune come la pandemia. Tali trasferimenti, in quanto finalizzati alla produzione di "beni comuni", richiederanno una cooperazione fra l'istituzione erogante e lo Stato beneficiario (principio di reciprocità) e porteranno, così, a una parziale cessione di sovranità fiscale nazionale. Avendo pubblicato poco più di un mese fa uno schema analogo ma imperniato su una diversa istituzione europea, posso testimoniare quanto una proposta del genere fosse considerata velleitaria fino alle settimane scorse. Il che ha una logica, in quanto si tratta dell'avvio di un processo - pur se accidentato - di accentramento europeo delle politiche fiscali.
 
Se questa è la portata del disegno franco-tedesco del Fondo per la Ripresa, appare miope dolersi del fatto che non si parli più di 1,5 trilioni di euro ma di "soli" 500 miliardi (100 dei quali destinati all'Italia). Tale critica è, per di più, frutto di una sgrammaticatura economica. Infatti, il ventilato Fondo da 1,5 trilioni si sarebbe basato sull'emissione di un debito europeo pari a 300 miliardi che, data una supposta leva di 5, avrebbe permesso un finanziamento oneroso di 1,5 trilioni agli Stati membri. La formulazione franco-tedesca prevede invece un'emissione di debito pari a 500 miliardi che, alimentando trasferimenti, non può - per definizione - utilizzare alcuna leva. La domanda è, quindi, davvero facile: non è meglio ottenere un "dono" condizionato di 500 miliardi piuttosto che un prestito oneroso di 1.500 miliardi?
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