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Il "catenaccio" sulle clausole Iva

Il Decreto Rilancio ha abolito le clausole di salvaguardia

Pier Carlo Padoan 18/05/2020

Roberto Gualtieri Roberto Gualtieri Il messaggio del "decreto rilancio" si può tradurre in linguaggio calcistico. Di fronte a un avversario ferocissimo, potente e subdolo come il coronavirus la squadra (di governo) ha messo in atto una "difesa a catenaccio" volta a minimizzare le perdite, umane, prima ancora che economiche, e ha fatto qualche passo per avviare il contropiede e vincere la partita con il virus. La partita sarà vinta: se le diseguaglianze saranno ridotte; se i tempi di trasferimento di risorse a famiglie e imprese saranno molto ridotti; se i tempi di uscita dal lockdown non saranno troppo lunghi. Delle tante norme contenute nel decreto, una merita attenzione particolare. Quella che cancella in via definitiva le clausole di aumento Iva in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi nella legge di bilancio.
 
Come noto le "clausole di salvaguardia" erano state introdotte all'inizio della passata legislatura per "proteggere" il raggiungimento degli obiettivi di bilancio. Erano aumentate nel tempo e avevano raggiunto e superato quota 23 miliardi nella legge di bilancio per il 2020. Nei contesti di bilancio pre-Covid, cioè prima che fossero sospese le regole del Patto di Stabilità, le clausole sono state regolarmente rimpiazzate da altre misure, di spesa e di entrata, di ammontare equivalente per mantenere il rispetto degli obiettivi di indebitamento, e ciò allo scopo di evitare che gli aumenti Iva avessero un effetto restrittivo sulla spesa, in particolare delle famiglie, oltre che evitare che il governo fosse accusato di "alzare le tasse".
 
Una conseguenza di questa politica è stata la crescente riduzione degli spazi di bilancio, visto che parte crescente delle risorse mobilizzate dalle leggi di bilancio era destinato alla neutralizzazione delle clausole. Oltre alla sterilizzazione erano possibili altre due strade: mantenere gli aumenti Iva, cancellarli senza l'introduzione di misure sostitutive. La prima misura avrebbe avuto un impatto sulla domanda e sui prezzi (ma secondo alcune stime si sarebbero compensati in termini di impatto sul Pil nominale). La seconda avrebbe accresciuto la necessità di risorse per il bilancio. Oggi, le condizioni in cui si trova la finanza pubblica sono completamente cambiate. Il vincolo di bilancio, per il momento, "non c'è". Giusto approfittarne per accrescere la flessibilità di bilancio. Ma questo non durerà in eterno. Passata la fase di "difesa a catenaccio" occorrerà definire una strategia di sostenibilità del debito senza clausole, ma con una capacità di crescita molto maggiore che in passato.
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