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Nell'emergenza l'imprenditoria diffusa resta ai margini

Le pmi hanno sempre pagato il prezzo maggiore delle crisi

Claudio Di Donato 24/03/2020

Nell'emergenza l'imprenditoria diffusa resta ai margini Nell'emergenza l'imprenditoria diffusa resta ai margini Nella drammatica situazione sanitaria ed economica che sta vivendo il Paese la comunicazione assume un significato ancor più rilevante. Da giorni ascoltiamo da governo e politica il messaggio “nessuno perderà il lavoro a causa del virus”, quasi ignorando che non c’è lavoro senza impresa. Avrebbe ben altro spessore comunicativo sostenere che “nessuna azienda chiuderà a causa del coronavirus”. Il primo pacchetto di interventi contiene mancanze, difetti e qualche contraddizione. Era inevitabile quando si scrive in pochi giorni una manovra sotto l'urgenza dell’emergenza.  Ma la filosofia che traspare è un'attenzione marginale verso l’imprenditoria diffusa, quella platea di micro e piccole imprese che rappresenta il 95% del tessuto produttivo del Paese. L’indennità da 600 euro che ha richiesto una precisazione del ministro Gualtieri, le ipotesi di click day per gli autonomi del presidente Inps Tridico confermano che il livello di attenzione e sensibilità della politica verso un pezzo rilevante del sistema economico è ai minimi storici. Penalizzare ulteriormente il sistema dei Confidi, così come la moratoria sui prestiti senza rivedere il sistema dei rating dei prenditori rischiano di accentuare le gravi difficoltà che il sistema delle pmi sconta da qualche anno.
 
 
Dalla crisi asiatica del 1997 ad oggi il mondo ha dovuto misurarsi con alcune tra le peggiori recessioni della storia. Le cause sono state il terrorismo (2001), le storture del sistema finanziario (2008) e le improvvide politiche dei governi europei (2011).  Il sistema produttivo, e in particolare l’imprenditoria diffusa, non è mai stato un focolaio di crisi ma ne ha sempre pagato il prezzo più elevato in termini di fiscalità e oneri burocratici. La politica deve fare scelte impegnative davanti a un'emergenza che modificherà comportamenti e abitudini e ridisegnerà l’architettura economica e finanziaria e forse anche quella delle nostre democrazie. Nello specifico italiano dovrebbe indicare, in nome della trasparenza, se la piccola impresa è un punto di forza o la sintesi delle nostre debolezze. E agire di conseguenza.
 
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