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L'emergenza sarà lunga, come affrontarla

Riorganizzare le economie per far fronte ai bisogni sanitari

Sergio De Nardis 23/03/2020

 L'emergenza sarà lunga, come affrontarla L'emergenza sarà lunga, come affrontarla  
Con ultime decisioni del governo, le funzioni dell’economia vengono ridotte al minimo. Data la priorità sanitaria, è scelta inevitabile: per sopprimere il contagio, se necessario si annienta per qualche tempo il Pil. La sensazione è piuttosto che si sia sempre in rincorsa. Non è una critica. Siamo in una democrazia: è contro-natura sospendere diritti sociali e civili, incluso quello di lavorare. Piuttosto sarebbe il caso che tutti (istituzioni, imprese, sindacati) prendessero atto che il periodo in cui economia e vita civile rimarranno subordinate alla lotta al virus sarà lungo. Data la strategia sanitaria perseguita (l’unica di fatto disponibile come mostra un recente studio dell’Imperial college), estese misure restrittive dovranno essere mantenute fino a quando si renderà disponibile uno stock adeguato di vaccini, ovvero per un arco di tempo di 18-24 mesi. Si potrà pensare a restrizioni intermittenti, con finestre di allentamento quando il contagio recederà (sperabilmente in estate) e il ripristino di chiusure quando rimbalzerà (probabilmente il prossimo inverno). In ogni caso, dobbiamo prepararci alla possibilità che non si verifichi una vera ripresa per un lungo periodo, ma che si vada incontro a un Pil a singhiozzo, frenato comunque da consumi e investimenti depressi nelle fasi "favorevoli" e nuovamente in caduta nelle fasi "sfavorevoli". Con il rischio che il giro di alti e bassi si estenda anche al 2021.
 
Per attenuare questa prospettiva contano gli avanzamenti sanitari e le politiche di sostegno all’economia. Sul primo fronte, sono importanti non solo gli sforzi per il vaccino (per il quale sono già in corsa circa 35 enti nel mondo), ma soprattutto gli investimenti per aumentare nel frattempo le capacità ospedaliere di terapia intensiva e per la ricerca di efficaci cure di chi si ammala. Si potrebbe così tentare di ridurre (non annullare) l’intensità delle misure restrittive e, di conseguenza, le ripercussioni sul Pil. Sul fronte economico, è chiaro che rispetto a una prolungata prospettiva di emergenza sanitaria non sono sufficienti 25 miliardi, pensati per far fronte a stop di pochi mesi. Vi sarà probabilmente necessità di una vasta quantità di mezzi finanziari - volti ad assistere più che a investire - rispetto a cui l’Europa può mettere a disposizione la sua potenza di fuoco. Il virus è un fatto europeo e, data la portata dell’emergenza, non basta la sospensione dei vincoli del patto di stabilità. Ma non è solo questo. Poiché il periodo di crisi potrebbe essere lungo, si dovrebbero mettere anche in conto riorganizzazioni delle economie, se necessario indirizzate e incentivate dai governi, in funzione delle esigenze dettate dalle nuove condizioni di vita. Moltissimo si deprime, ma molto anche si espande nelle attività dell'emergenza e nella logistica ad esse legate. Facilitare la mobilità di risorse (persone, capitali, tecnologie) verso questi settori aiuterebbe l’economia e il vivere complicato di questi tempi.
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