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L'inquinamento favorisce il contagio?

Le correlazioni allo studio sono molte e influenzeranno la lotta al cambiamento climatico

Pia Saraceno 20/03/2020

Sanificazione contro il coronavirus Sanificazione contro il coronavirus Sono molte le correlazioni tra Covid19 e ambiente. In attesa di conferme, le ricerche preliminari puntano su questi elementi: 1. Le polveri sottili presenti nell'aria ne condizionano la diffusione. La popolazione nelle aree con elevata concentrazione di pm10, determinata anche dalle condizioni orografiche della Val Padana, ha le vie aeree più compromesse e dunque maggiore probabilità di casi gravi. Il pm10 in realtà potrebbe essere veicolo di velocità di diffusione dei virus (non solo di Covid19). La penetrazione in zone più industrializzate sarebbe legata a questo fattore. Il blocco delle attività e la riduzione dei trasporti potrebbero aiutare al contenimento del contagio. Come tutte le correlazioni ha degli elementi non spiegati, come mai Taranto o altre zone fortemente inquinate in Italia non hanno avuto lo stesso sviluppo? O forse è solo un ritardo?
 
2. Le temperature avrebbero un impatto sul diffondersi del virus che avrebbe le migliori condizioni di diffusione con temperature tra 5 e 11 gradi. Inverni meno freddi prolungano il tempo di diffusione. Questo spiegherebbe la maggiore diffusioni nell'Europa meridionale, e mette allerta nei Paesi a Nord dove le temperature sono destinate ad alzarsi. L'emisfero meridionale teme invece l'arrivo in autunno e inverno. 3. La maggiore mortalità in alcune aree dipenderebbe dall'ambiente sociale. La maggiore mortalità in Italia, secondo uno studio dell'università di Oxford, oltre che da una popolazione più anziana dipenderebbe dalla maggiore dipendenza dagli anziani nell'accudimento dei bambini (meno colpiti ma sintomatici). Fenomeno meno rilevante in Cina, dove gli anziani sono rimasti nelle campagne.
 
4. Il miglioramento della qualità dell'aria è un indicatore di perdita di reddito. I servizi di monitoraggio dell'atmosfera Copernicus (Cams), con le analisi giornaliere delle concentrazioni orarie degli inquinanti atmosferici, danno una misura del rallentamento dell'attività economica dovuto alle azioni restrittive. Al Nord Italia, dove vengono resi disponibili rilievi superficiali dell'NO2, si nota la riduzione del 10% a settimana dall'inizio dell'epidemia. Per le emissioni di CO2, la Nasa fornisce fotografie illuminanti. Dunque la riduzione dell'inquinamento è un indicatore delle dimensioni della perdita di attività registrata in questo primo mese. Con una accelerazione nelle ultime settimane.
 
Molte altre correlazioni più o meno spurie vedremo emergere nei prossimi mesi e che richiedono un diverso modo di organizzare le nostre società. La proposta di legge sul Green New Deal europeo, caduta nel silenzio nell'emergenza, non ha l'impianto necessario per gestire la transizione tra un sistema economico provato dal Covid19 e i gli obiettivi ambiziosi ipotizzati. Il punto di partenza sarà molto più favorevole, perché l'economia sarà in ginocchio e la transizione da gestire non sarà solo quella dei paesi ancora molto dipendenti dalla produzione e utilizzo del carbone. La Commissione si deve porre da subito il problema di come potrà guidare le scelte di riconversione secondo un piano diverso da quello abbozzato. A questo si aggiunge che dopo il fallimento dell'ultima Conferenza tra le Parti per l'attuazione dell'accordo di Parigi, la preparazione della prossima a Glasgow in dicembre è in alto mare.
 
Tutti i piani presentati sono da rivedere, mentre i conflitti tra le Parti non sono sanati e le risorse per guidare le scelte produttive dei paesi di nuova industrializzazione diventeranno impossibili da reperire. Le defezioni dall'accordo globale aumenteranno se non si troveranno nuovi fondamenti per la cooperazione internazionale. Il ruolo del settore sanitario pubblico e la sua organizzazione devono essere ripensati. E' chiaro che esso non è stato messo in grado di far fronte alle epidemie. Il Covid19 ha però anche messo in luce che l'attuale organizzazione dei presidi ospedalieri per gestire le infezioni sono da ripensare. Un virus in cui potenzialmente tutta la popolazione è portatrice di infezione, dice Emergency, impone un'organizzazione in cui tutto l'ospedale, non solo i reparti di malattie infettive, deve costruire barriere alla diffusione delle infezioni.
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