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Tocca alla Ue sostenere l'economia

Come sta facendo la Cina per contrastare il calo della produzione

Sergio De Nardis 24/02/2020

 Tocca alla Ue sostenere l'economia Tocca alla Ue sostenere l'economia Il coronavirus non è più una nuova epidemia di origine lontana da controllare con misure di isolamento dei pochi casi provenienti dall’estero. Non si è capito come, ma qualcosa è sfuggito ai controlli e adesso c’è un vero e proprio focolaio italiano. Per ora siamo l’unico paese in Europa in una simile situazione. Per questo siamo anche gli unici europei a doverci comportare come la Cina, mettendo in quarantena intere aree. L’improvvisa comparsa di un focolaio epidemico italiano modifica in peggio la nostra prospettiva economica rispetto a quella dei partner europei. Non è più solo un problema di minore domanda cinese di beni e servizi o di interruzione delle catene globali d’offerta che hanno nel gigante asiatico un cruciale fornitore di componenti. Questi fattori di rallentamento riguardano anche gli altri paesi europei. Da noi ora si aggiunge lo stop non breve di attività economiche nazionali localizzate nelle regioni più produttive del paese. Con l’ulteriore forte rischio di un cordone sanitario, formale o informale dettato dai comportamenti prudenziali, nei confronti dell’Italia che danneggerebbe importanti segmenti delle nostre esportazioni, a partire dal turismo. E’ il temuto salto di qualità dell’emergenza sanitaria nell’emisfero occidentale e si è verificato in Italia. 
 
A questo punto è una facile previsione che il dato di febbraio e probabilmente di marzo della produzione industriale e di altri settori sarà in Italia cattivo, in misura maggiore che altrove. Ne risentirà il Pil del I trimestre, dopo la già consistente flessione pre-virus del IV-19. Si spera che tutto si fermi lì, ma non è detto. Il governo metterà in campo le misure di facilitazione fiscale tradizionalmente adottate nelle calamità naturali che colpiscono aree e settori. Ma questa azione potrebbe risultare insufficiente nell’attuale situazione. Sia nel caso in cui il Covid-19 resti uno shock epidemico specifico all'Italia sia, a maggior ragione, nel caso in cui l’epidemia si diffonda negli altri paesi europei la risposta di politica economica deve essere dell’Ue. La domanda è se un' Europa così divisa riguardo alle politiche di intervento fiscale, come da ultimo mostra anche la divaricazione sui decimi di Pil del magro bilancio dell'Unione, per non parlare dei trasferimenti a favore di chi è in temporanea difficoltà (l’aborrita transfer union) abbia oggi la capacità di affrontare questo nuovo tipo di crisi. La Cina, oltre a mettere in quarantena i territori colpiti, interviene in modo massiccio per sostenere l'economia. Dovremmo imitarla, noi europei, anche in questo.
 
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