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Intesa-Ubi, nascita di un colosso (anche nelle assicurazioni)

Sarà il terzo gruppo europeo per capitalizzazione e contenderà a Generali il ruolo di primo assicuratore nazionale

Riccardo Sabbatini 18/02/2020

Carlo Messina Carlo Messina Con l'integrazione Intesa Sanpaolo-Ubi (Isp-Ubi), sempreché l'offerta lanciata dal gruppo guidato da Carlo Messina vada in porto, un campione del credito nazionale diventerà un campione europeo, al 3° posto nel continente per capitalizzazione di borsa (alle spalle della francese BnpParibas e dello spagnolo Santander) e al 7° per profitti operativi netti. L'operazione, carta contro carta, è complessa e per il momento possono essere azzardati solo commenti preliminari. A dispetto della banking union, le fusioni bancarie in Europa continuano a rimanere confinate a livello nazionale invece che sovranazionale come sarebbe stato auspicabile. Nel nuovo aggregato, il rischio Italia è destinato a crescere significativamente come anche, vista dall'angolazione opposta, Isp-Ubi rivestirà per il nostro Paese un'importanza molto maggiore di quella che avevano i due gruppi separati. Fino ad oggi il presidio degli interessi nazionali era assicurato da azionisti forti con radici ben salde nella realtà locale, in grado di resistere ad assalti indesiderati.
 
Ma con la polverizzazione degli assetti azionari risultante dalla fusione non sarà più così e la stabilità della banca riposerà sempre più sulla capacità di gestione del management e sul feeling con i grandi investitori istituzionali. E' un altro passo verso un modello anglosassone ad azionariato diffuso. Ma, appunto, come saranno salvaguardati gli interessi strategici del Paese? E' un tema. Con la fusione Isp espanderà il suo modello di bancassurance che già rappresenta uno dei pricipali driver della propria redditività e del proprio successo. Le fabbriche prodotto assicurative, anche quella salute potenziata significativamente dalla recente acquisizione di Rrm, allargheranno il perimetro operativo, proprio mentre gli accordi di bancassurance di Ubi con Cattolica e Aviva stanno per scadere (giugno 2020). il gruppo di Messina, già leader in Italia per il ramo vita, lancia la sfida a Generali per divenire il primo assicuratore del Paese. Naturalmente nel calcolo vanno tolti gli affari assicurativi delle 400-500 filiali che saranno cedute a Bper e per le quali opererà un accordo già sottoscritto con Unipol. Non è una buona notizia per Trieste, che vede crescere i propri competitor.
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