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L'inchiesta (senza radar) sulla crisi Alitalia

Le spese di rappresentanza e le ragioni del dissesto

Stefano Micossi 13/02/2020

L'inchiesta (senza radar) sulla crisi Alitalia L'inchiesta (senza radar) sulla crisi Alitalia Titoli a quattro colonne su tutti i giornali oggi per le indagini della magistratura sulla crisi di Alitalia. Naturalmente, davanti alle indagini della magistratura, non si può che attendere, soprattutto data la gravità di alcune accuse (falso in bilancio). Ma colpiscono le prime indicazioni degli atti d’accusa: non è stata una bancarotta, ma una raffinata manovra dell’investitore straniero per mettere un concorrente fuori mercato. Che quel concorrente fosse anche un investitore e che quell’investitore abbia perso nell’operazione svariate centinaia di milioni, sembra fuori dal radar dei magistrati. Importanti capi d’accusa sembrano poi emergere per le spese di rappresentanza un po’ allegre. Certo, non una buona abitudine: ma i numeri sono trascurabili rispetto alla dimensione del bilancio della società, certamente non sono quelle spese la ragione del dissesto. Colpisce anche la decisione di gettare in pasto ai giornali con infamanti accuse i nomi di massimi esponenti del mondo industriale e finanziario, che sedevano in vari tempi nel Consiglio di amministrazione.Alitalia va male principalmente per non aver saputo riportare sotto controllo i suoi costi, anzitutto quelli del personale, ma anche i costi sproporzionati della manutenzione legati a una flotta troppo diversificata.
 
Il salvataggio del 2008, voluto dal governo Berlusconi, caricò la società di aerei per il corto raggio, rilevati in effetti per salvare AirOne, che mettevano Alitalia in diretta concorrenza, senza speranza, con le compagnie low cost. Il traffico passeggeri fu intaccato seriamente dall’avvio dell’alta velocità ferroviaria; Alitalia aveva ottenuto dal governo la sospensione delle regole antitrust sulla rotta Linate-Fiumicino, ma non vide la minaccia proveniente dal treno. Oramai Alitalia non può reggere da sola, lo sappiamo da tempo: ma i sindacati interni e la politica impediscono di valutare realisticamente la situazione e decidere di conseguenza. Insomma, si incomincia un delicato processo con un gran clamore mediatico e fango a palate dentro il ventilatore. Intanto la società viene lasciata in un limbo senza speranza. Poi si vedrà.
 
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