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Il coronavirus, l'economia e l'incognita Africa

Il contagio si estenderÓ nel Continente dove i cinesi hanno massicciamente investito?

Andrea Boitani 11/02/2020

Il coronavirus, l'economia e l'incognita Africa Il coronavirus, l'economia e l'incognita Africa E' stato ricordato che all'epoca del virus Sars (2002) l’economia cinese rappresentava circa il 5% di quella mondiale. Oggi è arrivata al 16%. Va aggiunto che allora produceva solo beni di consumo a basso costo (dai giocattoli alle T-shirt). Oggi è anche ampiamente integrata nelle catene globali del valore ed è sede di produzioni ad alta tecnologia (Apple, Samsung, ecc.), oltre ad ospitare alcune fabbriche di automobili europee, giapponesi, coreane (come PSA, Renault, Toyota, Nissan Hyundai). Inoltre, la Cina è diventato uno dei più importanti mercati di sbocco per i prodotti di tutto il mondo (il 40% della produzione Volkswagen per esempio è assorbita dalla Cina), per non parlare dell’appetito per il turismo dei sempre più numerosi cinesi che possono permetterselo e che genera domanda in tutto il mondo e specialmente in Europa. Oggi la produzione in Cina è ferma, ben al di là dell’area di Wuhan, dove vivono circa 45 milioni di persone (11 milioni nel solo capoluogo). Le compagnie straniere rimpatriano i dipendenti. I voli internazionali sono quasi del tutto bloccati. Difficile dire quanto durerà la gelata.
 
Secondo le previsioni di Oxford Economics, l’epidemia da coronavirus dovrebbe ridurre la crescita cinese nel 2020 dal 6,1% al 5,6%, che si tradurrebbe in un calo della crescita globale dello 0,2%, fino a toccare il 2,3%: il livello più basso dalla crisi finanziaria globale del 2008-2009. Apparentemente piccoli numeri, ma si tratta di previsioni largamente provvisorie, anche perché fatte senza sapere se e quando la pandemia colpirà l’Africa cioè il continente meno attrezzato a frenare e curare il virus e, allo stesso tempo, più economicamente dipendente dalla Cina. E probabilmente senza ancora poter valutare appieno le complesse interazioni tra shock dal lato dell’offerta e shock dal lato della domanda e le difficoltà che (non certo per loro colpa) le banche centrali hanno nell’affrontare situazioni del genere, mentre i governi pensano ad altro. Insomma, un 2020 che minaccia di non essere affatto bellissimo.
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