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La gelata su Pil e industria

Dopo i cali di fine anno si spera in un rimbalzo nel primo trimestre, ma pesa il coronavirus

Sergio De Nardis 11/02/2020

La gelata su Pil e industria La gelata su Pil e industria Dopo il cattivo dato del Pil del IV trimestre 2019 (-0,3%) e il tonfo della produzione industriale di dicembre (-2,7% su novembre), si è avviato il netto taglio delle previsioni sul 2020. L’Upb stima una crescita dello 0,2% (come nel 2019, ma con due giorni lavorativi in più), altri previsori scendono sotto questa cifra, fino a prefigurare la possibilità di un segno meno tenendo conto dell’impatto del coronavirus (che l’Upb non ingloba per mancanza di stime attendibili). Si vedrà tra qualche giorno come si collocano le prospettive della Commissione europea. Il punto è che la sterzata (pre-virus) della congiuntura ha colto i previsori di sorpresa lasciandoli a corto di spiegazioni adeguate di quel che è successo. Solo 20 giorni fa il Fmi usciva con uno scenario relativamente positivo, di leggera accelerazione della crescita mondiale (e italiana) per la stabilizzazione della flessione manifatturiera e l’irrobustimento degli scambi globali. Era un’errata lettura delle tendenze in corso? In effetti la domanda a cui i previsori devono rispondere, senza avere ancora i dati, è quanto sia transitorio il calo del IV-19 che ha coinvolto l’Italia e, in misura meno accentuata, i maggiori paesi europei.
 
Se hanno soprattutto inciso fenomeni temporanei (scorte, maltempo, effetti-ponte), dovrebbe seguirne un rimbalzo nel primo trimestre. Non tale da compensare del tutto il vuoto di fine 2019 (c’è pur sempre il virus), ma in grado di portare la crescita media 2020 a 0,3-0,4%. Il problema è che gli indicatori soft di inizio anno (tra cui la fiducia delle imprese) non segnalano un simile rimbalzo. Al più, nella previsione Upb si stima sulla base di tali indicatori un Pil piatto nel primo trimestre, lievemente negativo in altre valutazioni. Naturalmente le stime sul primo trimestre possono sbagliare soprattutto se sono all’opera fattori occasionali che oscurano il segnale congiunturale, ma costituiscono un’ancora per il previsore da cui è arduo prescindere. Per cui, in attesa di nuove informazioni, una crescita di 0,2% nel 2020 sembra al momento il punto medio da cui partire per rifare i conti dell’Italia dopo gli shock (alle previsioni) degli ultimi giorni.
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