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Fisco e debito, la responsabilita' dei ricchi

L'appello di Bill Gates rivolto ai suoi colleghi miliardari a pagare pi¨ tasse per ridurre le disuguaglianze

Paolo Mazzanti 07/02/2020

Bill Gates con la moglie Melinda Bill Gates con la moglie Melinda Bill Gates, il primo o secondo uomo più ricco al mondo (se la batte con Jeff Bezos di Amazon per un pugno di miliardi) ha ripetuto nei giorni scorsi che i ricchi dovrebbero pagare più tasse per contribuire a ridurre le disuguaglianze che sono invece in aumento (come ha testimoniato l'ultimo rapporto Oxfam) e ha proposto alcune modifiche al regime fiscale americano per tassare di più rendite finanziarie e redditi immobiliari. L'esortazione di Gates vale a maggior ragione per il nostro Paese, dove non abbiamo solo il problema delle disuguaglianze, ma anche quello del debito pubblico, che non riusciamo a ridurre. Sono due problemi enormi, che rischiano di minare la nostra democrazia, il nostro benessere e la nostra partecipazione all'Europa. La disuguaglianza gonfia le vele del sovranismo e del populismo e potrebbe farci uscire dall'Europa, sia perché il debito rischia di diventare insostenibile, sia perché i cantori del sovranismo cercano di convincerci che col ritorno alla lira staremmo tutti meglio.
 
E chi dovrebbe essere più interessato al mantenimento della democrazia liberale e dell'euro se non i ricchi, che in questo sistema hanno prosperato? Ma c'è di più. La riduzione del debito è anche un interesse economico dei ricchi, perché accrescerebbe i valori dei beni reali (azioni, obbligazioni, immobili, aziende) che sono in mano ai ricchi, mentre un collasso economico del Paese li svaluterebbe. Ci sono dunque tutte le condizioni perché lo Stato stipuli un "patto di risanamento" con i ceti abbienti, basato su alcuni punti tra cui riduzione delle agevolazioni fiscali sulle rendite finanziarie, abolizione della cedolare secca sui redditi immobiliari (che dovrebbero entrare nell'Irpef), nonché varo di una patrimoniale temporanea (7-8 anni) da destinare alla riduzione del debito pubblico. Ecco un bel tema per la verifica di governo e magari anche per la campagna elettorale per il prossimo presidente di Confindustria.
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