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Dal Pil sorpresa negativa

Nel quarto trimestre 2019 è calato dello 0,3% e ora pesa il rallentamento cinese per il virus

Sergio De Nardis 31/01/2020

Dal Pil sorpresa negativa Dal Pil sorpresa negativa Il Pil nel IV trimestre è andato (stima preliminare Istat) peggio delle peggiori aspettative. I previsori si attendevano una stasi o al massimo un lieve calo: è sceso dello 0,3%. Ha inciso la prolungata flessione dell'industria esposta all'indebolimento del commercio mondiale, a cui non ha più fatto fronte, come nei trimestri passati, il rialzo dei servizi. La domanda interna ha contribuito alla flessione, mentre vi è stato un apporto positivo dell'export netto. Grazie anche a marginali revisioni positive nei trimestri precedenti, la crescita complessiva del 2019 non è stata intaccata, attestandosi allo 0,2% stimato nei preconsuntivi. Ma l'eredità negativa che il 2019 lascia all'anno corrente (pari a -0,2) non può non farsi sentire: le previsioni avanzate a gennaio da varie istituzioni di una crescita 2020 dello 0,5-0,6% (cioè vicine alla previsione di settembre del Governo) appaiono ora ottimiste e andrebbero scalate all'ingiù verso uno 0,3-0,4%. A meno che il contesto esterno non prenda a migliorare rispetto alle aspettative dell'ultimo periodo.
 
E' possibile? Vi sono buone e cattive notizie che i previsori non hanno potuto considerare del tutto nelle ultime settimane. Tra le cattive è la gelata a cui sembra andare incontro a inizio anno la Cina per le conseguenze del virus. L'effetto sarà temporaneo e sarà seguito da un rimbalzo. La frenata che sta coinvolgendo ampie porzioni degli scambi cinesi è però più estesa di quella del 2003 con la Sars (quando l'impatto fu impercettibile). Inoltre, il peso della Cina nel mondo è quadruplicato negli ultimi 20 anni: uno starnuto lì provoca effetti più consistenti che nel 2003. Tra le buone notizie per l'Italia c'è l'abbassamento dei tassi di interesse, dovuto alla riduzione dello spread dopo le elezioni. Ma è per ora una buona notizia solo parziale. La riduzione dei tassi non fa che riportarli al livello di settembre, eliminando la gobba verificatasi nel frattempo. La previsione di settembre del governo quindi già incorporava gli attuali livelli dei tassi.
 
Perché il nuovo quadro previsivo abbia un beneficio dall'allentamento delle tensioni occorre che i tassi continuino a scendere. Nell'insieme, dunque, il contesto esterno non aiuta e la prospettiva 2020 è inevitabilmente condizionata dalla chiusura in caduta del 2019. Ciò è negativo in sé e rende meno agevole l'elaborazione del quadro di finanza pubblica del governo. Un Pil 2020 più basso rispetto alle previsioni, cui si aggiunge anche un'inflazione più contenuta (di circa 3 decimi di punto) porterebbe il rapporto deficit/Pil verso il 2,4-2,5% contro il 2,2% programmato, impattando anche sulla dinamica del debito/Pil che non scenderebbe rispetto al 2019, al contrario di quanto programmato. A meno che l'andamento effettivo dei conti pubblici non riservi sorprese migliorative, come più volte avvenuto negli anni passati, rispetto alle tendenze programmate. E' forse questo che sostiene la fiducia del ministro Gualtieri?
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