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Ursula's Green Deal: mission impossible?

Prima bisogna ristabilire la fiducia tra i Paesi e nella Ue

Riccardo Perissich 14/01/2020

Ursula von der Leyen Ursula von der Leyen La Commissione Ue ha pubblicato la prima delle sue proposte destinate a costituire l'impalcatura dell'ambizioso Green New Deal europeo. Un trilione di euro, anche se non tutti da fondi pubblici, sono un sacco di soldi. Questo è solo un pezzo, poi dovranno arrivare le regole, la definizione della carbon tax e la decisione di come trattare le importazioni. Viene spontaneo il paragone con l'avvio della Commissione Delors nel 1985 con l'annuncio della creazione del mercato unico europeo entro il 1992. Molti diranno, "che c'entra? Quello era facile". Errore. Quando Delors rese pubblica la sua proposta, la reazione fu di grande scetticismo e le resistenze corporative erano fortissime. Non solo, per portare a termine il programma fu necessaria una profonda revisione del trattato, cosa che Uvdl non si propone di fare.
 
C'è invece una differenza importante fra le due esperienze, un problema che non dobbiamo sottovalutare. Quando la Commissione Delors si insediò, l'allora Cee era appena uscita da una delle più gravi crisi della sua storia, quella sulle richieste di Margaret Thatcher a proposito del bilancio. Il compromesso realizzato pochi mesi prima era pasticciato, ma aveva permesso di chiudere il capitolo e ristabilire un minimo di fiducia. Alla povera Ursula hanno invece consegnato un'eredità piena di problemi non risolti. La crisi dell'euro ha lasciato strascichi di sfiducia reciproca che non si conoscevano da anni. In più, l'Ue è oggi una navicella in balia delle onde di un sistema multilaterale sempre più fragile e con crisi internazionali che si moltiplicano oltre le nostre frontiere. E' difficile credere che i già importanti problemi insiti nel Green New Deal possano essere risolti senza prima ristabilire la fiducia, compresi i rapporti franco-tedeschi che sono oggi ai minimi storici. Da questo bisogna cominciare.
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