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La resurrezione della Galleria

Il salotto del Made in Italy di Milano conferma che il buongoverno (immobiliare) Ŕ possibile

Paolo Mazzanti 09/01/2020

Giuseppe Conte e Beppe Sala in Galleria Giuseppe Conte e Beppe Sala in Galleria Nelle settimane scorse il Comune di Milano ha messo all'asta l'affitto dello spazio della Galleria (oltre 300 mq) sinora occupato da Tim. Base d'asta, poco più di 600 mila euro l'anno. Il negozio se l'è aggiudicato Armani offrendo 1,9 milioni, oltre tre volte la base d'asta. I bandi per l'affitto di altri locali della Galleria saranno aggiudicati nei prossimi mesi. E' solo un piccolo esempio di come anche gli enti pubblici possano mettere a frutto i propri patrimoni a vantaggio della collettività. Negli ultimi anni la Galleria milanese, che in passato era stata gestita con criteri clientelari e rendeva 8 milioni, è diventata un salotto del Made in Italy e ora rende al Comune oltre 45 milioni l'anno.
 
Il Comune ha anche venduto il suo grattacielo (il cosiddetto "pirellino" in via Melchiorre Gioia) per 190 milioni, contro una stima di 60 milioni di pochi anni fa. E ora investe 100 milioni per trasferire 2550 dipendenti in uffici ecosistenibili in periferia, per liberare immobili pregiati in centro che gli renderanno due o tre volte tanto. E poi ci si stupisce se Milano svetta nelle classifiche del Pil e della qualità della vita e Roma sprofonda nella paralisi e nel malgoverno, mentre lo Stato non riesce a vendere il suo patrimonio immobiliare inutilizzato, valutato in 60 miliardi. Milano, che 20 anni fa fa era la città di Tangentopoli, mentre Roma celebrava il Grande Giubileo, conferma che i governi locali (e anche nazionali) possono cambiare e mettersi sulla via del buongoverno. Speriamo di diventare tutti un po' milanesi.
TAG: milano
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