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Il salvataggio "as usual" di Pop Bari

Pagheranno il sistema bancario e i contribuenti alla faccia del bail-in

Stefano Micossi 07/01/2020

Una filiale della Banca Popolare di Bari Una filiale della Banca Popolare di Bari E' ormai definito lo schema di salvataggio per la Banca Popolare di Bari, che prevede una massiccia ricapitalizzazione (si parla nel complesso di 1,4 miliardi di euro per una banca il cui passivo totale di aggira sui 13 miliardi), di cui grosso modo la metà a carico del Fondo interbancario (nella componente volontaria, quindi a carico delle banche che decideranno di contribuire e alle quali competerà la copertura delle perdite) e l'altra metà a carico dello Stato, attraverso il Mediocredito centrale (che starebbe elaborando un piano di ristrutturazione del sistema bancario meridionale che potrebbe aggregare altre piccole banche in difficoltà). Si tratta di una banca, vale la pena di ricordare, che rifiutò la trasformazione in spa per mantenere in sella la famiglia Jacobini, al comando da decenni.
 
Come nelle banche venete, il valore delle azioni era deciso dal Cda sulla base di compiacenti perizie. Quel che vale la pena di sottolineare è come nel nostro paese la sentenza della Corte europea di giustizia sul caso Tercas abbia apparentemente travolto la fragile diga della direttiva europea sulla risoluzione delle banche in crisi (Brrd), ristabilendo la vecchia pratica secondo cui i costi del fallimento delle banche cattive li pagano le banche buone (il presidente Patuelli ricordava nei giorni scorsi che negli anni dalla crisi finanziaria tali oneri hanno superato i 12 miliardi) e i contribuenti. Gli azionisti, che sono quasi 70.000, erano tutti inconsapevoli, dunque dovranno essere rimborsati delle gravi perdite subite; anche i portatori di obbligazioni subordinate (per fortuna solo poche centinaia di milioni) andranno rimborsati, anche loro erano inconsapevoli.
 
Il presidente del Fondo interbancario, in una recente intervista al Sole 24 Ore, non ha misurato le parole: "L'auspicio è che si proceda a una revisione critica dell'istituto del bail-in, gravoso, minaccioso e iniquo, quanto sostanzialmente inutile…". Non dice che questo è un problema sostanzialmente solo italiano, gli altri paesi difendono i principi di responsabilità introdotti con la Brrd. Dunque, si torna all'antico. Prima la politica protegge i presidenti autoreferenziali, esentandoli dai normali principi di responsabilità e consentendo loro di accumulare perdite stratosferiche; poi impedisce che chi ha investito paghi il conto della sua imprudenza. Siamo sempre in Italia.
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