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Autostrade, trasparenza e voglia di Iri

Mentre Patuanelli rimpiange l'intervento statale

Giancarlo Santalmassi 28/11/2019

Autostrade, trasparenza e voglia di Iri Autostrade, trasparenza e voglia di Iri Non c’è niente da fare: quando crolla un ponte (dovunque in Italia: ma figuriamoci se accade in Liguria come è successo nel fine settimana sulla Savona-Torino) è sempre Morandi, cioè tragedia vera. E inevitabilmente (lo sosteneva lo scomparso da da ogni scena politica M5s Toninelli, quello del no-tav e no-tap, detto infatti Toninulla) si parlava di revoca della concessione delle autostrade ai Benetton, che sul Morandi avrebbe dovuto vigilare. Chi l’avrebbe mai detto che sulle tariffe delle Autostrade c’è stato il segreto di stato sino al 2018, quando Graziano Delrio (Pd) lo abrogò rendendo tutto pubblico? Ma non bastò: in passato i concessionari in prossimità della scadenza del contratto, individuavano nuovi lavori urgenti che ne giustificassero la proroga: in questo modo, i relativi investimenti venivano pagati due volte: prima con le proroghe della concessione e poi con gli aumenti delle tariffe. 
 
Come ha detto Guido Crosetto l'assenza di trasparenza ha perpetuato questa pratica che nel 2014 fu pure legalizzata. Con una norma del decreto “Sblocca Italia”, che concedeva ai concessionari proroghe senza gara pubblica in cambio di investimenti sulle tratte. Il recente codice degli appalti ha abrogato questa norma e vietato le proroghe (ma i contratti vigenti hanno scadenze molto in là nel tempo, pertanto la regola non avrà particolare valore), disponendo altresì che le concessioni possano durare più di cinque anni solo se servirà al concessionario per il “recupero degli investimenti insieme ad una remunerazione del capitale investito, tenuto conto degli investimenti necessari per conseguire gli obiettivi contrattuali specifici come risultante dal piano economico-finanziario”. Ma non dimentichiamo: anche riguardo a quest’ultima disposizione, senza trasparenza su piani di investimento e altro sarà difficile fare valutazioni sulla durata delle concessioni. E c'e' anche chi, come il ministro dello Sviluppo economico Patuanelli invoca (lo ha fatto in un'audizione al Senato) una nuova Iri. Insomma, un bel ritorno al futuro: al 1933 con Mussolini e Beneduce.
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