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Progetto Italia, sfida per le costruzioni

Il nuovo polo per colmare il deficit infrastrutturale del Paese

Giuseppe Roma 25/11/2019

Un grande cantiere Un grande cantiere Il ministro Patuanelli l'aveva promesso alla recente assemblea dei costruttori e l'ha ribadito nell'aula della Camera: è ufficialmente aperto il tavolo di crisi dell'edilizia, un settore che ha perso, nell'ultimo decennio, centinaia di migliaia di occupati. Una crisi diffusa di piccole e medie imprese che non fanno notizia. Eppure per le costruzioni si vive il paradosso di una grande quantità di risorse disponibili e una incapacità di trasformarle in opere, mentre il dissesto idrogeologico non da' tregua. L'Ance ha contato ben 749 cantieri bloccati per 62 miliardi, altre fonti valutano in 36 miliardi le somme non spese. Una situazione che ha messo in difficoltà anche le poche grandi imprese  sopravvissute a una tale inerzia. A differenza degli irrisolti casi Ilva e Alitalia, almeno per le grandi imprese edili si sta profilando un'uscita in avanti di tipo imprenditoriale e non assistenziale.
 
Progetto Italia, aggregando Salini Impregilo e Astaldi, con il supporto di Cdp, Intesa San Paolo, Unicredit e Bpm, crea una conglomerata italiana competitiva sul mercato globale, mettendo pure al riparo quello nazionale da eccessive incursioni straniere. Un polo delle costruzioni può garantire prestazioni ed efficienza alla grande scala infrastrutturale non alla portata di un tessuto minuto e scarsamente specializzato. Al contrario è un'opportunità per aziende, anche piccole e medie, che possono contribuire grazie alla loro professionalità alle diverse lavorazioni. Per colmare il gap infrastrutturale in Europa, Progetto Italia può avere un ruolo importante anche per le riconversioni che rendono concreta la lotta ai cambiamenti climatici. Per queste sfide non possiamo certo tornare al "piccolo è bello".
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