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Nel mondo la ricchezza "private" supera quella "retail"

Incentivare gli investimenti dei piu' abbienti nell'economia reale nazionale

Riccardo Sabbatini 21/11/2019

Nel mondo la ricchezza Nel mondo la ricchezza "private" supera quella "retail" La ricchezza finanziaria nel mondo è sempre più concentrata nelle famiglie più ricche. Secondo un’indagine di Deloitte presentata al recente Forum sul private banking di Aipb, il 2018 ha visto uno storico sorpasso. La ricchezza finanziaria globale è cresciuta a 188mila miliardi di dollari rispetto ai 177mila dell’anno precedente. E, all’interno di questo aggregato, la quota imputabile al segmento delle famiglie più agiate - quelle con un patrimonio finanziario superiore ai 500mila euro - è passato dal 45 al 51%, superando la ricchezza in mano alle famiglie retail. In Italia la percentuale è più bassa ma ugualmente in crescita. A fine 2018 la ricchezza finanziaria investibile dei “paperoni” era stimata nello stesso report (redatto in collaborazione con Aipb) in 1145 miliardi di dollari pari al 33% di quella delle famiglie della penisola. Questi dati segnalano un incremento delle disuguaglianze nel mondo tra chi vive una situazione di assoluto benessere ed una classe media che è invece in ritirata. Con gli effetti di destabilizzazione sulla situazione sociale e politica di molti paesi che sperimentiamo ogni giorno. 
 
Nel declino dell’idea di uno sviluppo del benessere progressivo e “democratico” c’è però almeno un’opportunità positiva che può essere colta. Patrimoni ingenti come quelli in possesso dei soggetti più facoltosi possono essere più facilmente diversificati e rivolgersi al mondo degli investimenti private (private equity, private debt, infrastrutture e così via) a beneficio dell’economia reale, delle Pmi. E’ un universo di imprese con limitato accesso al mercato dei capitali e che, soprattutto in Italia, costituiscono il nerbo dell’apparato produttivo. Attualmente gli investitori più ricchi della penisola destinano una percentuale irrisoria dei propri investimenti verso gli asset private (appena 3,9 miliardi pari allo 0,25% del portafoglio complessivo). Solo in parte quelle risorse (per circa 1,7 miliardi) risultano investite in Italia. Per il resto quei capitali attraversano la frontiera attirati altrove da migliori opportunità. Compito della politica dovrebbe essere quello di invertire la tendenza, favorendo con azioni appropriate un maggiore afflusso di investimenti nella nostra economia reale. Ad esempio incentivando fiscalmente gli investimenti a medio-lungo termine come tipicamente sono quelli nel segmento private. In questo modo la ricchezza di pochi andrebbe anche a vantaggio di un’area più vasta dell’economia, contribuendo a ridurre le attuali diseguaglianze. Con un’eterogenesi dei fini che, per una volta, lavorerebbe in modo appropriato.
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